487553_470482623073313_1521867777_nmusetto sorridente

 

La cerimonia era finita. Era finita come finiscono le cerimonie.

Baci, abbracci, battute, cattiverie, tristezze, lacrime e tu…

tu sapevi che…

…una cerimonia, cazzo!

Se ne erano andate tutte, tranne tre. La prima

e le ultime due. Quelle, sì, quelle che se lui non c’era…

…non c’era nemmeno più la sera,

non c’era da preparare la cena,

(anche se poi preparavano),

non c’era da accendere il fuoco o da mandare affanculo

qualcuno su fb o sulla porta e…

e il letto…il letto era un poco vuoto,

insomma, non c’era la stessa allegria (che poi è così

per tutti, via).

Se ne erano andate tutte e quelle tre (metà Francois Roland Truffaut,

e metà Raymond Chandler) ora si guardavano…

si guardavano e basta:

che dire, infatti?

Poi una, una delle tre (vorreste sapere quale, eh?…una) disse,

e sembrava parlare con se stessa:

“Che mai avrà voluto da noi? Il nostro reggicalze? I nostri tacchi a spillo?

La nostra pelle? I nostri baci? Ah, sì, quello che lui

chiamava il nostro pozzo nero? Aveva tutto, e lo sapeva…

O forse voleva capire com’è che con noi gli veniva, poi, di parlare

dell’allegria che anima l’uomo?

Cosa, cazzo voleva!?”

Un’altra, una, disse: “Lui viveva raccontando la bellezza delle donne,

lo sai”.

“Raccontava della nostra bellezza?”

“Anche…ci amava attraverso la bellezza delle donne…

lui ci amava così. Non conosceva altro modo”.

“Scusa, ma ci amava tutte?”

E la terza aggiunse: “Quello che so è che ripeteva sempre

che siamo l’unica cosa bella del Pianeta…eh, non guardatemi

come se… Era lui a dirlo”

Un pensiero su “IL LUNGHISSIMO ADDIO (ovvero L’uomo che davvero amava le donne)

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