donna che morde manettedonna che tiene le mani dietro al schienadonna che mostra calze e si volta

 

Quando è il tuo momento e non il mio, e così

il verbo è guardare. Che altro?

Quando partiamo dal verbo riflettere e così

il pronome che mi viene è solo tu.

Quando ti metti quell’abito e così quel che faccio

è spiarti, e non solo in camera (lo so,

non sta bene, ma mi piace) e poi adoro spiare i tramonti

e le albe, figurati le donne che odorano di piacere.

Quando so e non so e non dubito (ma ne sono

certo), e lo conosco bene il verbo monello che suggerisce:

aspetta, aspetta. Aspetta, tesoro…mo vengo.

Quando sali le scale in ginocchio. In ginocchio? Sì, mi dici:

guarda. In ginocchio, in reggicalze, con le caviglie legate strette,

e fingi la schiava e ridi e io non trovo il

verbo.

Quando scorri quegli occhi da rapina sul Mantello di Ezra Pound,

sai vero, dove dice quelle cose sul tempo, gli sguardi e i timori, e poi…

…e poi alzi la voce, leggi e il verbo diventa ascoltare.

Quando infine diventi invincibile aprendo un cassetto,

preparando un cibo da Dona Flor,

quando mi rinnovi con un bacio, uno…

o quando dici adesso facciamo sul serio e non so

che mi potrebbe capitare.

Quando sicura mi lasci scritto su un foglietto:

rincasare è solo stare un po’ sulle tue labbra, e qui

mi cade ogni vocabolario osceno o pudico sulla parola

amore, che è anche, fra tutte, l’unica domanda infinita

9 pensieri su “IL VIZIO DELLA BELLEZZA

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