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Tu che stanotte non riuscivi a dormire

e io che con abbracci e premure non ti davo

pace.

Gli uomini, sempre attaccati all’idea di essere

stregoni.

E non pago ti ho pure fatto domande e mi hai detto:

“Non so… è per te, è per il lavoro, è per così tante

cose”.

Poi il sonno è venuto, ma questa mattina è uguale.

Tu che ti chiedi dove sei finita e io che mi dico da

dove sei arrivata, e che cos’è questa cosa che abbiamo

insieme.

Cos’è? Magia, destino, un abbraccio mortale:

dimenticavo, forse è amore (ecco, alla larga,

si finisce per diventare poeti o assassini).

O forse è tutto diverso, forse non è vero niente,

i tre versi sopra, intendo: forse è come il sole sulla spiaggia

quando tutto il male evapora.

Comunque è qualcosa che prende la testa e lo stomaco

per giornate intere.

E quando sei davanti allo specchio?

Sei lì e ti chiedi cosa ci vedo io:

e che vuoi che veda? Vedo quel che Natura ha fatto,

e non te lo sai spiegare dove ha imparato a disegnare

miracoli.

Sei venuta così bene perché era Semiramidì, il giorno in cui

dio, non sapendo che esiste, non fa un cazzo.

Un pensiero su “LA NATURA, DIO E SEMIRAMIDI’

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