IL SAVIANO VINCENTE

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Il mio Roberto Saviano, ah…un figo. Il Saviano vincente. Uno che adesso scrive e straparla di Pasolini. Che gli piace il Pasolini sconfitto. Quello che dice lui: “nessuno se lo ricorda”. Ma parla per te, coglione. Chi ha davvero amato Pasolini non ha dimenticato nessun processo e nessuna balla che gli hanno cucito addosso.

Saviano. Uno che scrive a ripetizione, ripetendo quello che ha già detto e che va ovunque. Deve avere una paura di quelle…E’ ovunque questo fighetto. Al cinema, in teatro, in tribuna d’onore, in tv. Uno che, petto in fuori (beh, proprio in fuori non direi…e la scorta? Ah, giusto la scorta. E non gliene frega niente se la scorta non serve…anzi, lo sa che se proprio vogliono far fuori lui, fanno fuori anche la scorta? Boh!)…insomma uno che non le manda a dire.

Ah, questo Saviano. Ma bravo, eh! Ha scritto un libro tosto. Niente da dire. Gomorra. Poi ha riscritto lo stesso libro tre volte, forse di più…ho perso il conto. “Un evento importante è una corda che ti si lega intorno e stringe a ogni movimento…e alla fine ti lascia sulla pelle segni che tutti possono vedere”. Cazzo, l’ha scritto l’intoccabile intellettuale, ne La paranza dei bambini, p. 71. Vero, ma allora, tu che cerchi? Comunque più che segni (a scanso di equivoci, non glieli auguro: quelli davvero restano) a me pare che brilli di medagliette. Avete, alla fine, notato che non si può dire nulla contro Saviano?

E  veniamo al ‘suo’ Pasolini. Quello che gli piace tanto. Quello sconfitto. Forse l’intoccabile si immedesima. Eh, no, caro Saviano felice. Pasolini s’è messo contro una intera società: tu qualche famiglia di stronzi. Quelle famiglie si sono incazzate per quello che hai scritto. E che ti aspettavi? Che ti venissero a dire grazie? Pasolini sapeva quel che faceva e sapeva a quali rischi andava incontro. E senza scorta. Ma lui aveva scorza. Tu hai tutto l’apparato della finta sinistra dalla tua: da Fazio Fabio a Renzi Matteo. Dai, anche Martina La Bambina che tengono lì al Nazareno. Sì, quella con la barba che va in giro a dire che fa il segretario degli ultimi, facendo rivoltare don Gallo nella tomba.

Ha detto pure, l’intoccabile, che “…il Pasolini antropologo non lo sente nella sua carne”. Lo credo bene: Pasolini aveva capito e spiegato in che consisteva la mutazione antropologica: nell’arrivo del consumismo, nella perdita dell’era del lavoro. Altro che mafia. Potere Istituzionale. Quello è il vero potere. E tu Saviano felice, che cazzo c’entri: fai l’uomo di spettacolo. Hai spettacolarizzato il dolore e la sofferenza. Vai in tv e partono le giaculatorie. Vai in tv e parli e parli  e parli. Adesso vai pure nelle scuole: scusa, ma se tu sei intoccabile, i fanciulli e le fanciulle a cui vai a fare la tua lezioncina da sborone, non sono intoccabili. Se decidessero di farti saltare  proprio lì? Tu che ami tanto i bambini? Ricordi che diceva la Boccassini a proposito della scorta, e perché non la voleva? “Non voglio mettere a repentaglio la vita degli altri”. Il sunto del suo ragionamento era questo: se decidono di farti fuori, non c’è scorta che tenga. Così invece di un funerale, ne fanno tre o quattro o pure di più. E Francesco Saverio Borrelli che, al tempo, mi pare, fosse il suo capo, aggiungeva: “Quando decidiamo di fare il magistrato sappiamo bene a quali rischi si va incontro. Se uno non se la sente, faccia un altro mestiere”. Eh!

Vai avanti a scrivere, va, Saviano. E magari, sperando che tu abbia qualcosa di più interessante da dire…

FRA LE TANTE SCIOCCHEZZE DI GALIMBERTI

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Ne cito una. Non ho voglia né tempo di dilungarmi. Ne dice talmente tante. Ma questa è davvero enorme. Galimberti, uno che ha il coraggio delle idee altrui, decenni dopo, parlando di conformismo sostiene che “…è la base del fascismo”.

Allora, partiamo dall’inizio. E facciamo degli esempi semplici.

Se io affermo che la terra è rotonda, posso essere definito conformista? No. Ho solo fatto mia un’acquisizione scientifica dimostrata. Ho uniformato il mio modo di pensare la terra. Uniformità e conformismo non sono la stessa cosa. E se dico che in occidente gli uomini vestono con pantaloni, posso essere accusato di conformismo? Ma va. E’ solo una convenzione. Voglio dire dunque che anche convenzionalità e conformismo non sono la stessa cosa.

Che cosa è necessario allora perché ci sia veramente conformismo? E’ necessario che esista un conflitto. Un conflitto? Certo. E fra cosa? Fra ciò che noi pensiamo e ciò che pensa il gruppo sociale al quale apparteniamo. Cedere alle idee del gruppo è essere conformista. Dire, come fa Galimberti, che essere conformisti è essere fascisti è una vera sciocchezza. Non siamo in una dittatura fascista, ma in una democrazia capitalistica. Avesse detto che chi è ‘democratico’ è un conformista, allora avrebbe detto qualcosa di utile e vero, anche se in ritardo di decenni (lo avevano detto già Pirandello e in anticipo, Fromm, Orwell – “Democrazia è il nome elegante per non dire capitalismo”, lo dice in Omaggio alla Catalogna). Si è conformista quando si accetta acriticamente il tipo di potere politico-ideologico nel quale viviamo.

A proposito di conformismo democratico, Erich Fromm, diceva, se non ricordo male (cito a memoria perché non ho sottomano il testo), in Psicanalisi della società contemporanea, che nelle democrazie “…si corre come forsennati per rimanere dove si è”. Avete presente il tapis roulant? Ecco, in una democrazia è come essere su quel marchingegno: si corre a vuoto. Un po’, fate le debite proporzioni, quel che dirà poi Pier Paolo Pasolini quando affermerà che nella democrazia “…esiste sviluppo senza progresso”

E c’era arrivato pure un cantautore. Gaber, con la sua famosa battuta “…e faccio un segno sul mio segno”, ironizzava su chi andava a votare. E che voleva dire Gaber? Che non devi votare il partito nel quale credi? No. Ma se lo voti perché lo fanno i tuoi migliori amici, se lo voti perché credi nel male minore, se lo voti perché ‘si fa così’, allora sì che fai un segno sul tuo segno, che poi sarebbe il segno del gruppo: quel segno che tu hai fatto tuo, conformandoti

JEANSERIA

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E’ jeanseria letteraria, quel che butto

Giù su questi tasti

Non sono mai salito ai livelli dei

Sarti della parola

(il mio ago, il mio filo, i mie tessuti non sono

adatti alla passerella)

Forse capisci quindi di quel che penso e provo.

Tuttavia, credimi, lo vedo l’amore.

Lo vedo, eccome…

Ed è per questo che scappo sempre…

Non fa per me

Non fa per chi vive ancora di bisogni

(non è libero chi vive di bisogni)

Gli innamorati vivono nel lusso dei sentimenti

Largheggiano di promesse

Sprecano intese

Regalano certezze

Non hanno bisogno di misura

Sono loro la misura di tutto

Nel mio portafogli non esistono i sempre

E nemmeno i mai

Eppure ci provo a fare qualcosa gratis:

me ne frego del disprezzo e l’attenzione rimane

la sola moneta corrente che conosco…

ma poi finisce che mi sbaglio

SMS A UNA FIGLIA

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Dici che non ti parlo molto. Ma non ti interessa nulla di quel che dico. A parte i casini che combini tu, a parte quelli che combino io, che dire? Io solo di tre cose so parlare e a te non te ne frega. Sesso. Letteratura. Politica. Non te ne frega niente. D’amore, dici? L’amore? No. Del sesso ti posso parlare. Quello è di tutti. L’amore per la donna, no. Non è di tutti. Hai presente quel che non ha capito Walter Siti, quello che scrive su Repubblica, e che ora anche sul Fatto quotidiano, c’hanno messo una paginetta delle sue opinioni su Keats? Come cosa dice… Dice, questo ‘mandarino’, sarebbe un intellettuale, che non è vero che Verità è bellezza, bellezza è verità (lui la chiama “…equazione ipnotica”, ma non ha mai aperto un libro di matematica, credo, o di ipnosi), dicendo che la verità letteraria  è la verità del desiderio, e non è roba logica o ideologica. Ha scoperto l’acqua calda. Keats parlava di estetica. Va beh, per Siti è arabo. Lui confonde esteriorità (cioè il fisico, le cose che accadono, i pianeti che girano, il qui pro quo della vita quotidiana, ecc.) con la ricerca della bellezza, cioè, proprio con l’estetica, che è la vita inventata dalle parole. Cioè da quel che di più magico esiste. E’ grazie alla parola che il vero e il bello coincidono.

Non ti parlo di letteratura e politica? Non leggi un rigo, e se lo leggi non me ne parli. Dici che non serve. Vero. Quindi io non ti servo, visto che ho vissuto finora, in pubblico, solo di quelle tre cose (intendo della vita che potevo anche raccontare, perché ho la presunzione di capirne qualcosa). In privato? Il privato sono cazzi miei, se escludi che ti sto a sentire da una vita e ti racconto solo quel che vuoi ascoltare.

Ho detto presunzione? L’ho detto. E da dove nasce questa presunzione? Da ciò che sostengo da una vita. La Specie non è stata in grado di rispondere ai tre bisogni fondamentali: il Cibo, il Sesso, la Sicurezza. Infatti sono ancora milioni a morire di fame. Il sesso è diventato (in realtà lo è sempre stato) un’arma di repressione psicologica, tanto che ha creato più dolori che gioie. E nessuno può dirsi veramente sicuro in una società che vive di violenze di ogni tipo.

Se pensi che la risposta alla fame è stata la carità e lo Stato di diritto (la carità è come mettere cerotti su qualsiasi ‘ferita’, anche quelle gravissime, e lo Stato di diritto crea solo diseguaglianze); e la risposta al sesso è stata il matrimonio, quindi la famiglia (insomma una monogamia forzata), e la risposta al bisogno di sicurezza è stato il cosiddetto ‘Ordine pubblico’ e cioè la repressione di tutto ciò che si oppone, si diceva una volta, allo status quo, devi ammettere, cara figliuola che non siamo proprio messi bene…

…e tu replicherai dicendo: quali sono le alternative? Esistono? Sono con te. Per ora la Specie non ne ha trovate altre. Quindi mi limito a sopravvivere. In che modo, mi chiedi. Cercando di non creare danni: amando le donne, aiutando, se posso, e sorridendo della politica…e tutto ciò grazie all’antidoto della letteratura

ESAGERANDO, MA SOLO UN POCO

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Vorrei averlo io quello stile

Sì, dico quando ti passi le mani fra i capelli

Quando ti vesti e… e diventi ancora più nuda

Più desiderabile.

Vorrei averlo io quel tocco quando

Noti una piega, una stonatura della gonna

E un attimo dopo non esiste più:

la tua premura come un soffio di vento.

Vorrei avere io la tua distrazione mentre mi passi

Accanto e mi lasci segni di desiderio

Sulla pelle: sono le mie labbra dischiuse per chiamarti

E tu sei già in un’altra stanza

In un’altra avventura

In un altro sogno…chissà dove

Vorrei…eh, vorrei cose…

Sì, l’uomo vorrebbe tutto: tempesta e cura,

vorrebbe tepore e passione

qualcosa che innalza e altro che strema

e non sa che tutto ciò ha il nome di una ferita.

Vorrei essere io il tuo abito e la tua nudità

 

IL TEMPO NECESSARIO, disse…

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ci metteva troppo

troppo tempo per allacciare quel gancio

e non alzava mai il suo viso

non mi guardava mai negli occhi

i suoi capelli a coprire persino i pensieri

(i suoi, i miei)

ci metteva troppo con quel gancio

con quelle calze di seta

con quelle gambe da urlo

ci metteva tutta la mia pazienza

il tempo di un omicidio

il tempo di costruire non so cosa

il tempo di stendere un testamento

di piangere e ripensare che tutto sarebbe potuto

essere evitato

come uno sparo, un colpo di stato, un aereo che si schianta

l’intero giardino che si secca

non saprei, ma ci metteva troppo, così sembrava, ma…

quando alzò il viso, il gancio era dove doveva essere

il mio cuore batteva come doveva battere ed era tutto

al posto giusto e…

e aprì il tutto, anche i miei desideri con poche parole:

“il tempo necessario”, disse sorridendo, come in un film di

Rossellini, come in un quadro di Hopper o Hieronymus Bosch…

in fondo stava solo allacciando una calza,

in fondo non c’è da dire nulla quando Nosferatu mostra i denti…

“il tempo necessario”, disse

LE ULTIME di Sua ‘SANTITA’…

“…chi crede in dio non può essere mafioso”. Ma va! Credevo bastasse la nostra Costituzione. Del semplice buon senso. Essere persone perbene…

Invece vivere in uno Stato, servito e riverito, come un monarca? Coprire i pedofili? Bergoglio, e provare a lavorare, mantenere una famiglia…no? Troppo dura, eh!

IL PRIMATO DELLA BUGIA

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Dove cercare questo primato e con quali criteri? Ma è facile. La religione detiene questo primato. E come è possibile? Perché con una sola bugia (una!, eccolo il criterio) ha sequestrato miliardi di coscienze. Fanno ridere gli enunciati delle discipline come la filosofia, la sociologia, la psicologia e la cosiddetta ‘scienza politica’: queste devono inventarne in un numero esponenziale, per creare un ‘credito’ che dura il tempo necessario, ad esempio, affinché i presupposti di una scuola di pensiero vengano confutati da un’altra scuola di pensiero, in parte, se non in toto.

Prendete la politica, come esempio paradigma, e le sue argomentazioni, spacciate per principi etico-economici. La giustizia sociale, il bene dei cittadini, il bene del Paese, la verità dei fatti, la libertà del pensiero, le missioni di pace, la congiuntura economica, l’inflazione, la deflazione, la necessità degli investimenti, il dovere del risparmio…uh, la meritocrazia. Cazzo, la libertà e la fratellanza e, non facciamoci mancare nulla, l’uguaglianza. Eh! Quanta confusione. Quanto sforzo per giustificare una scelta di politica economica. Via, non hanno imparato nulla dai preti. Dalla religione.

Alla religione è stato sufficiente la prima bugia: dio esiste. Fine di ogni argomentazione. Con questa bugia riescono a giustificare tutto e il contrario di tutto. E cioè? E ve lo state ancora a chiedere? Ma il peccato (qualsiasi tipo di peccato) e il perdono. Più semplice di così…esiste un ‘disegno universale’. E l’architetto di questo ‘progetto’ detiene il segreto del senso di quel ‘disegno universale’. Che cosa volete stare a farvi domande. Oh, ci sono pure quelli ce se le fanno. E quanto scrivono, e quante belle parole. E sono milioni, e si danno pure le risposte, che alla fine, stringi stringi, si riducono a una sola: dio. E dio chi sarebbe? Non lo sa nessuno.

Spesso i più audaci mi hanno chiesto di dimostrare l’inesistenza di dio. E come posso dimostrare l’inesistenza di una cosa di cui non si può dimostrare l’esistenza?

L’ESOTICO…

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…non è solo l’afro-cubano o il giappocinese, ma…

…ma? Certe cose dell’infanzia e della senilità…

certe cose che vi capitano, e, guarda te,

non importa l’età…

insomma, certe cose…

dove, quando, come? Mica si sa!

p.s.

(da un’idea di Paolo Poli)