Vita segreta delle emozioni (una recensione – parte seconda)

La Meraviglia, dice Ilaria Gasperi a p. 118 che “La meraviglia non può essere indotta, né simulata; ma è cosa che capita, e deve cogliere di sorpresa, per essere vera- ed è un’emozione importante da preservare, proprio perché ci riporta a uno stadio quasi infantile. Ci vuole vulnerabili in un modo gioioso…( c. m.)”; e questo lo dice dopo un lungo prologo divertente sulla differenza fra i cellulari moderni che ci anticipano tutto e i telefoni fissi che squillano e non sai chi ti sta cercando (ricordo il papà di un amico di Salsomaggiore: avevano messo il telefono fisso alla parete: quando squillava, quell’uomo si avvicinava a quell’aggeggio, a quel trillo: lo guardava stupito: non alzava mai la cornetta: non parlo con chi non vedo in faccia, diceva lui, uomo di un’altra epoca, di un’altra vita, di un’altra storia)…

…e poi dice che senza meraviglia non ci sarebbe filosofia. Probabile. Secondo me non ci sarebbero stati né Baudealire, né Poe, né la Dickinson, né la Alda Merini…insomma saremmo rimasti senza filosofia, ma abbiamo avuto Gabriella, garofano e cannella, abbiamo avuto Domani nella battaglia pensa a me…e crepa, abbiamo avuto Donna Flor che esclama: “Vadinho!…non te ne importa che io ti metta le corna con Teodoro?” “Corna?…No, non ci possono essere corna. Io e lui siamo pari, tesoro mio, abbiamo diritto tutti e due, tutti e due ti abbiamo sposata col prete e col giudice. Solo che lui ti consuma poco, è uno sciocco…e non ho che amore da darti…impuro, sballato e alla rovescia, ma ardente…le altre cose te le dà lui…Lui è il tuo volto mattutino, io sono la tua notte…”.

Ecco abbiamo le cose della vita, spiegate dalla vita delle cose: insomma la letteratura. Tutto ciò che ci può rinascere o spezzare…

La Felicità. Via, qualcosa di breve, anche perché condivido tutto quello che dice Ilaria: strano, ma vero, anche quando si ‘improvvisa’ un grandissimo Prévert: “…ho riconosciuto la felicità/ dal rumore che ha fatto andando via”…Sì, fa così la felicità: rimanere noi stessi, anche quando lei sparisce per un po’ o per sempre. Per sempre? Mah, per uno come me che non crede alla felicità ma solo all’allegria di cui parlava Pier Paolo Pasolini, dico che la felicità può essere al massimo considerata un viaggio  fatto in compagnia della fedeltà (che è anche l’unica che può esistere, l’altra si chiama devozione) a se stessi. Fine

La Gratitudine. E qui Ilaria Gasperi chiama in causa la definizione di Cicerone: “…la madre di tutte le virtù è la gratitudine”… e prosegue con Adorno: “La felicità è come la verità: non la si ha, ci si è…L’unico rapporto fra coscienza e felicità è la gratitudine…” che ci libera, e qui torna Ilaria: “…dalle catene del debito, dalla schiavitù dei conteggi, dei calcoli. La gratitudine ci spinge non all’aritmetica del prendere e del dare, ma verso la persona che ci ha offerto il suo aiuto, o viceversa, chi abbiamo aiutato”.

Poi sorge un dubbio: e quando ci sembra che non meritiamo nulla? Quando buttiamo lì dei desideri e non torna niente? E qui la filosofa Ilaria sembra andare, apparentemente, in crisi. Sempre pensando ai desideri, o al benessere che può arrivare da un’istanza qualsiasi, afferma: “…e se poi nessuno avesse colto? O meglio: se, pur sentendomelo esprimere, nessuno avesse voluto esaudire, perché nulla mi meritavo?…meglio rimanere un enigma”. (Ho condensato un poco le parole di Ilaria).

Allora che resta da dire sulla gratitudine? Che la gratitudine è di chi non scorda nulla, di chi sa che la memoria ci tiene legati a tutto, sia a ciò che ci piace sia a quel che ci dà fastidio. A quel che abbiamo e che abbiamo paura di perdere, ecc…Magari fare come George Perec, che con i suoi Mi ricordo, invitava chiunque a tenersi stretti i propri, spogliati di qualsiasi intenzionalità interpretativa, ma solo come scrigno di ciò che siamo stati, e quindi fuggire, paradossalmente, dalla dimenticanza.

VITA SEGRETA DELLE EMOZIONI (una recensione- parte prima)

La nostalgia è una malattia? Va considerata una ‘malattia’ perché ci ricorda cosa siamo stati in altri tempi? Vuoi vedere che non eravamo noi quelli di una volta…quelle gioie e quei dolori allora cos’erano? Non erano il nostro patrimonio vitale del tempo? Certo, hai detto bene, di quel tempo là. Un tempo che non esiste più. Il tempo d’accordo, ma è sbagliato avere nostalgia di qualcosa che ci faceva dire: questo è bello, questo fa schifo. Eravamo noi quelli lì, o no? S’è sperperato tutto quel patrimonio? Non ne è rimasto nulla? Mah…forse la nostalgia serve a ricordarci che abbiamo avuto una storia ( e che chiunque l’ha avuta): senza saremmo una specie di carcassa vuota…quella storia ci permette, almeno col pensiero, di ricordare che un tempo le cose avevano quel particolare ordine: ritrovarle, mi viene in mente un certo Proust, serve? E in che modo serve? Cazzo, quante domande. Mi sa che la nostalgia è davvero una malattia: la patologia delle domande senza risposta. Delle domande inutili?

Rimpianto & Rimorso, sono diventati, l’uno e l’altro, un’unica riflessione: beh, ne ho fatte e rifatte di cazzate. Qualche volta m’è pure andata bene. No, non ho mai ucciso, almeno fino lì non ci sono arrivato. Via, un 30% di bugie, un 30% di malintesi, un 30% di aggiustamenti in extremis: beh, alle armonie profonde di Sandro Penna non rimane che il 10%…Direi non male per la Specie animale che ha distrutto persino il Pianeta su cui vive

E che dire allora dell’Ansia? Ilaria Gasperi cita il Goethe dell’anima divisa in due. Solo in due? Ma quei due saranno chiari, si spera. Macché. Infatti più avanti: “L’ansia è una paura senza oggetto, e quindi senza sfogo”. Però aiuta a vivere, in qualche modo: a capire che siamo. Direbbe  Pirandello: uno, nessuno, centomila, altro che due anime albergano nel mio petto, e l’una vuol separarsi dall’altra. Io risolvo col Lexotan e a culo l’ansia, così posso occuparmi di tutto il resto. Cioè? Come, non s’è capito? Metto la foto di una Femmina, la copertina di una raccolta di poesie di Ghianni Ritsos, il Manifesto di Karl Marx? Non so perché ma ho la sensazione che l’80% dei maschietti è per la prima opzione…e che ansia ricevere un rifiuto da quella, e che bestemmie…

Siamo arrivati, non si sa bene come, forse per quanto è stato detto precedentemente, alla Compassione. E qui sento il cuore in gola. Era pure il titolo di un film straordinario. La compassione, naaa… Col cuore in gola. Jean Louis Trintignant aveva 37 anni ed Ewa Aulin non era nemmeno maggiorenne. E siccome compatire deriva dal latino patire insieme, non vi dico quanto ho patito con quel film, sapendo che la Aulin era davvero l’assassina. E ho patito ancor di più quando lei, a soli 23 anni ha deciso di togliere la sua presenza da ogni pellicola. Mi sono però consolato, sapendo che Olivia Paladino, la bellissima dama di Giuseppe Conte, è figlia di Ewa. Beh, ma tutto questo è autoriferimento: dove sta la compassione per chi soffre? Ci salva Spinoza: quelli che soffrono potremmo essere noi, noi al loro posto, e questo ci porta alle lacrime comuni per qualsiasi tragedia percepita come possibile nostra altra vita.

L’Antipatia è “…a ben guardare, la cosa più naturale del mondo”. Lo dice Ilaria Gasperi. Io condivido: se uno mi sta sul cazzo, non ci posso fare niente. Lo dice anche Spinoza (inutile tentare di razionalizzare ciò che è emotivo), sempre citato dalla Gasperi. Oh, è la prima volta che sono in sintonia con un filosofo… no la seconda: mi piace anche Nietzsche, ma lui non è un filosofo, lui è…è…già come si può chiamare uno che oppone il furor philosophicus al furor politicus? Lo si chiama ballerino, uno che si eleva, volteggia, stupisce, gioisce, un po’ come dice di se stesso quando si immedesima in Zarathustra, in un tentativo di vera autocritica: “Elevate i vostri cuori, fratelli, in alto, più in alto! E non dimenticatemi le gambe…”. Eh, è con quelle che vi muoverete, finché la testa avrà una meta verso cui condurvi. Scusa, ma l’antipatia? Ah, chissenefrega: c’è pure la simpatia, e a me Ilaria Gasperi è simpatica, sa scrivere, le piace leggere, è pure sexy, forse un po’ troppo erudita, ma non guasta, così ripasso un po’…

Ira, Invidia, Gelosia. Qui entriamo nel mondo del tragico, della cattiveria, del dolore. Un mondo dove sembra non esistano rimedi, ma solo palliativi. Non lo dice Ilaria, lo dico io. E comunque vi sono bastati un’ottantina di giorni per mettere a disposizione la vostra lingua al culo di Zelenski. Non sono bastati 74 anni per capire le ragioni dei Palestinesi…tu chiamale se vuoi…emozioniiiii…

DONI E SAPONI

Borges non finiva più di ringraziare

Più di 500 parole in 80 versi

Ha fatto bene? Certo: tutto quel che sentiva degno,

e qualcosa ha pure taciuto.

Io sono partito molto basso:

ho cominciato con le caviglie e i piedini delle

Femmine.

Mi sono fermato al loro corpo?

No, rimanevo stupito dal loro modo di camminare.

Rimanevo ammirato davanti alle vetrine delle scarpe,

delle calze, di tutto ciò che ai miei occhi

le rendevano più nude.

Allora ti sei fermato alle donne?

Macché, rimanevo stupito anche dentro una libreria.

Mi sono cascati addosso tanti di quegli scritti,

che ora non so più nemmeno che lingua parlo.

Ho letto pure la Szymborska, quella che s’è scusata con tutti.

Educata. Una poetessa educata.

Non mi sono fatto mancare nemmeno Bukowski, però!

Non mi sono fatto mancare la splendida chiusa da cinquantaré anni

sette mesi e undici giorni, notti comprese…

…E per tutta la vita…aggiunse Marquez,

che sapeva cos’è l’attesa d’amore.

Non mi sono risparmiato su Philip Roth

(che ho letto tutto, tradotto, ovvio) quando dice e sembra poetare:

“…Ecco perché chiedo/ come faccio a sposare una che ‘amo’/

e lo so, lo so per certo che/ fra 5,6,7 anni/andrò per le strade a caccia/

e non si tratterà di conigli o  volatili/ ma di figa fresca/

mentre la mia devota moglie/sopporterà stoica o con lacrime/

la solitudine del ripudio?/come è possibile sopportare tanto dolore?”

O Bertolt Brecht quando mi ha avvertito, sì, diceva proprio a me:

“Bruno, mi raccomando leggila ogni mattina, leggila tutte le sere,

lei ti ama e teme pure le gocce di pioggia,

teme che se la portino via…hai capito, Bruno?

Non essere distratto”

Non mi sono fatto mancare nemmeno i nostri: De Gasperi, Andreotti, Rumor,

Leone, Segni (padre), Napolitano: eh, vi stavate

a chiedere che c’entravano i saponi: pulire la Nostra Costituzione

da questa merda.

Via, scherzavo, come nel famoso dialogo fra Peppone e Don Camillo:

“Non mi farete neanche un piccolo sconto?”, chiede il prete

“Ma sì…Vi lasceremo scegliere dove vorrete essere impiccato”

“Lo so già”, ancora il prete. “Vicino a te, compagno…”

Io devo ringraziare, alla fine solo lei, e lo faccio con rimpianto…

quello delle occasioni mancate: l’avrei voluta conoscere

quando i suoi 16anni venivano frenati dalle parole del padre,

e lei nascondeva le scarpe col tacco a spillo nella borsetta.

Con rimpianto, sì…perché a quell’età era già femmina da portone,

da lupanare, da notte infinita dopo la torta degli sposi.

Con rimpianto ancora… perché lei ne aveva 16, io 26 (o giù di lì) e

vivevamo dove la terra allontana, e il caso ci fu amico

forse troppo tardi

METTERE IL TITOLO ALL’AMORE (colloquio col Padreterno)

Eh, non c’è da stupirsi.

Dicono che è l’opera più completa

Ogni opera ha un nome

Quello di Lei non è sufficiente?

Forse.

So di uno che interrogava il tempo e per fregarlo,

visto che non dava risposte, s’è messo a scrivere libri,

dice lui, immortali.

S’è montato la testa.

Se faccio sculture universali, come castelli, boschi, montagne,

oceani, vuoi vedere che frego

anche lo spazio!

Mi prendo il tempo, mi prendo lo spazio,

che mi manca per dare senso a quel che faccio?

Ora è vecchissimo.

Solo e vecchissimo di secoli.

Deferente, eh, di fronte al Padreterno mi pareva il minimo,

ma mi sono permesso di chiedere: Maestro,

e l’amore?

“No, non c’è tempo per leggere tutte le parole che

gli avete dedicato…sì è vero, io ho delegato a voi:

non mi pare che c’abbiate tirato fuori niente di preciso.

Stammi a sentire, figliuolo, quella lotta lì,

la lotta per mettere l’amore dentro un vocabolario

per tutti, é…è fatica sprecata.

Fate che vi ammazzate: le parole per fingere di riaggiustare

poi le avete: chiedete scusa, invocate la pace,

vi inchinate al pudore, diventate persino educati.

Vero che quella parola là affascina tutti,

ma lasciate stare, vi vengono meglio altre guerre.

Ci spendete la vita e non c’è ritorno felice:

vuoi mettere che gioia quando un massacro finisce,

le mamme tornano a sorridere, qualche bimbo si salva…

l’amore non ha rispetto di niente: né regole, né convenzioni”

Maestro, che stia proprio qui la sua naturale bellezza?

“Mah… e ci sono pure quelli che giurano su di me: hai presente

le cazzate che ho fatto? E comunque credimi,

dalle porcherie ci si salva…io ad esempio do la colpa a voi

di tutto. È così che ci si salva: dalle promesse, mai,

figurati dalle meraviglie: queste ti fanno a pezzi,

a pezzetti, a pezzettini”.

Maestro questo l’ha già detto Jules Renard.

“Vedi, non sapete darvi un limite,

volete fare peggio di me”

Peggio di Lei, Maestro, con tutto il rispetto…

Le sei doti irrinunciabili…

Come di chi? Ma di Lei. E in ordine alfabetico, ricordando che le deve avere tutte e 6. Cinque? No, 5 non bastano.

La prima. Accogliente. Adora la parola ‘capricci’ (al plurale)

La seconda. Bella. Quando torna a casa, anche se non ti guarda, e tu sei preso da altro, ti sa buttare lì con negligente cortesia: “Sì, anche oggi si sono girati, eccome”. E poi ti travolge con il suo sorriso.

La terza. Colta. Eccheccivuole a capire, dice, che se non tocchi i privilegi, puoi anche sederti su qualsiasi altra sedia, ma non in Parlamento?

La quarta. Intelligente. Sa benissimo che democrazia è la parola educata per non dire capitalismo, come ricordava bene George Orwell.

La quinta. Intrigante. È davvero una Meraviglia il suo modo di vestirsi e spogliarsi.

La sesta. Puttana. Cioè infedele a letto. Eh, non è che penserai di sapere tutto te. Lascia che si esperimenti come Femmina anche con altri. Imparerà certo qualcosa che poi ti spiegherà bene. Oh, mica sarai ancora legato alla genuflessione maschilista della paura delle ‘corna’. E poi, cerca di capire, la Donna libertina è una Donna che difficilmente perderai. Niente riesci meglio a conservare in una ‘società’ che ha al primo posto il concetto di libertà. Chi non si sente libero, di solito fugge…

Ilaria e Monica: fra Splendore e Rigore Emotivo

Cos’hai detto?

Ho detto che non scrivo poesie (poesie si fa per dire, eh, per convenzione) per raccontare la mia vita…

Come no, hai detto tutto di te, c’hai fatto persino tre romanzi…

Ma va, ho cercato il senso delle cose, e poi ho barato alla grande…

Vuoi dire che quello che hai scritto non è vero?

Tutto vero o quasi, ma è solo un modo per cercare…qualcosa di parallelo alla mia vita…

Che significa?

Che la mia vita, e poi non tutta, caso mai la racconto alla donna che amo, e che tra l’altro la vede, la conosce…magari ci mette del suo, ma anche questo fa parte della vita…

Quindi tutto quel che hai scritto finora cosa sarebbe?

Letteratura. Invenzione. Ricerca di una modalità di esprimere o di capire, quel che ho fatto e quel che mi è accaduto. E poi analizzare le reazioni, anche queste importano…

Tu saresti quindi un test vivente? Una cazzata così?

Guarda che siamo miliardi così…

Ma parla per te…

Ti faccio un esempio. Hai presente Ilaria Gasperi?

Sì, quella che ha scritto…ha scritto…

Quella della Vita segreta delle emozioni

Eh, quella lì…sai a chi somiglia?

Sì che lo so.

Dai…vediamo…

Alla Vitti. Una Vitti mora, ma c’è qualcosa, anche in quel che hanno detto. Pensa… Due donne straordinarie. Perché? Perché somiglianti. Allegre. Emotive…e, quindi,  bellissime

Ilaria: “E’ successo a tutti, no? Ti dicono: non ridere, e senti salire un’ilarità pericolosa, soffochi lo sghignazzo, non ce la fa più, scoppi….molti studi di psicologia dell’età evolutiva concordano sull’individuazione di alcune emozioni ‘fondamentali’, il cui numero però oscilla fra le sei e le otto…disgusto, sorpresa, paura, rabbia, felicità e tristezza…non l’amore: troppo legato a rituali socio-culturali specifici…a tutti gli sconvolti, gli sperduti, gli agitati, i frammentati dedico questo libro” (il testo è: Vita segreta delle emozioni, ed. Einaudi, 2021)

Monica: “Dicono che il mondo è di chi si alza presto la mattina. Non è assolutamente vero. Il mondo è di chi è felice di alzarsi…non mi poso mai sulle parole, nemmeno sulle migliori, ma sulle emozioni senz’altro…”…eh, che ne dici?

Sì, qualcosa c’è…

Secondo me però è meglio la Vitti…

Intendi dire che è più bella?

No, è più credibile, dai…una che mette giù un libro, carino, eh, sia chiaro, carino e…e poi gli dà come titolo Vita segreta delle emozioni, va in contraddizione da sé…dove finisce la segretezza (e quindi la bellezza) delle emozioni se ne spieghi la vita?

Quindi, secondo te, non bisognerebbe più educare…sai servono a questo la ricerca, la formazione, lo scandagliare immagini e concetti…

…naaa, si rischia di fare solo filosofia, che poi scade nell’ideologia e nei valori, che poi non sono mai universali…Ilaria non ha scritto un brutto libro, è un invito a essere se stessi, anche se poi commentando Doppio sogno di Schnitzler dice che, testuale, “La pratica della sincerità non giova a questo genere d emozione”…e sta parlando della gelosia, “…la più tragica delle emozioni”, sue proprie parole. Forse perché riguarda il secondo bisogno della Specie, mai realmente affrontato, e cioè: è possibile dare un ordine alla ricerca del piacere? Alla gestione degli affetti? A quella parte di vita che meraviglia il nostro corpo e che da quel che può fare il corpo ne rimaniamo meravigliati

…uso il verbo caro a Ilaria…

E allora?

Allora non bisogna solo “…uscire dalla contabilità dei premi e delle punizioni…”, come dice Ilaria, rifacendosi a Spinoza, e dimenticando che comunque gli altri esistono, non viviamo isolati, è anche nelle interazioni quello che noi siamo…bisogna anche uscire dalla contabilità delle emozioni…e cioè sapere che tutte hanno un prezzo, sia che vengano esplicitate in modo disinvolto, sia che ci abbiano lasciato un patrimonio interattivo, dopo varie esperienze…

Cazzo, ma stai facendo filosofia…

Ma va…forse antropologia: tutti possiamo provare, disgusto, sorpresa, paura, rabbia, felicità o tristezza…il punto è: che cosa costruiamo dentro noi stessi e con gli altri con questa roba…

E quindi alla Specie che resta?

L’Arte, in ogni modo. Di tutto quel che ti colpisce, Ilaria direbbe ti meraviglia, ci fai sopra statue, musica, quadri…poesie…e rimani lì a cercare di trasportare nella vita di tutti i giorni la meraviglia dell’arte…impresa da titani e da mostri dell’ironia…

Mostri dell’ironia?

Pensa a come tratta l’ira di Achille, Ilaria, e come lo fa invece Philip Roth. Ilaria, dal suo osservatorio emotivo, ne cerca la costante dentro la natura umana, in una società che definisce della vergogna (roba che prende dalla Benedict)…cosa legittima, e aggiunge che “..l’ira quando è esagerata non fa ridere…”; ma è proprio quel che invece sa cogliere Philip Roth…Roth di quella natura e di cosa sa creare (addirittura l’origine della letteratura) ne fa il verso, e poco gli frega che si viva in una società della vergogna o in quella della colpa…in entrambe si è sempre responsabili di quel che si fa, che ce lo facciano notare per legge, o che ci dicano: coglione!

Ma dove vuoi arrivare? E poi non dimenticare che le conseguenze sono un tantino diverse: la galera e l’ostracismo non sono proprio la stessa cosa…condannato o ridicolo, eh!

E poi secondo Ilaria, la rabbia, oggi, beneficia di una certa indulgenza: vero, infatti mica puniscono i militari che massacrano, stuprano, distruggono…

Ok, ma qui siamo oltre…

Sì, oltre il buon senso quando scrivi certe cose…comunque…dipende anche da quanto ridicolo…comunque volevo affermare che potremmo dividere gli scritti in due categorie: quelli che si dicono convinti del tentativo di spiegare come e perché ci comportiamo in un certo modo, e quelli che sulle cose buone o cattive della Specie possiamo solo fare dell’ironia, poiché tutto può essere oggetto di sorriso…

E quindi quelli più utili?

Dipende da te…io credo che solo quelli che sanno ridere anche di se stessi, hanno pure un’idea di quel che fanno, gli altri si illudono…

Quindi l’ironia è superiore alla filosofia?

Alla filosofia, alla religione, alla psicologia, alla politica…ma ti immagini Chaplin presidente dell’Universo, al posto del Padreterno di tutte le discipline?

Anche Gaber si sbagliava…

Eh, sì…fosse qui ora a vedere che sono gli ‘europei’…oh, tutto ciò che sa di russo è peggio di un’infezione…

…ma io preferirei la tolstoite, la cechovite, la chagallite o altro…come dite? Chi del popolo russo conosce Tolstoij, Cechov, o ha visto bene le opere di Chagall? ..e secondo voi quanti italiani, rimaniamo in ‘casa’, via…hanno letto Il treno ha fischiato, oppure conoscono Il codice Perelà, o sanno bene il significato delle Sorelle Materassi, hanno dato un’occhiata a L’usignolo della chiesa cattolica…ma dai…

OH, MA SA DI NUOVO O DI VECCHIO?

L’amore solitario.

L’amore corrisposto.

L’amore eterno: in solitudine o corrisposto.

L’amore che si riprende un altro amore quando…

…già, quando?

Quando il primo è corso chissà dove.

Anche quando s’è esaurito il secondo…

E pure il numero 3, 4, 5 essei…

E succede la famosissima profezia di De André:

“Ma sarà la prima/che incontri per strada/

che tu coprirai d’oro/ per un bacio mai dato/

per un amore nuovo”…

E se è così, viene spontanea la domanda:

ma che cazzo è l’amore?

Via, non drammatizziamo: è solo questione

di vita: Vita nova, vita rinnovata da tutto ciò

che s’è già fatto?

Ma pensi davvero che è rifare tutto da capo?

…se non ci fosse Lei che è diversa – e si spera non

col tuo stesso pedigree – vien da dire che la Specie,

uh, la Specie…e…e…è un tantino psicolabile…

naaa…è solo che ha esaurito il vocabolario

di cui s’era innamorata,

le ha viste ingiallire quelle parole,

farsi foglia, sfinire, lasciare bianca la pagina,

ma da animale mai domo, la Specie ha ripreso il lento lavoro

di ricostruire ogni pagina,

rimettere le parole al proprio posto,

per poter ancora ripetere l’antico adagio

del cuore: cuore vecchio o nuovo, non importa:

è l’unico caso in cui riprende a battere…


DOVE. COME. QUANDO. PERCHE’

In un bar.

Nell’auto (col rumore della tua

che è rimasta accesa: eh, la fretta).

In un campo.

Nella galleria di un cinema.

Dietro la tenda, lì accanto.

Dentro una fabbrica abbandonata,

in una miniera abbandonata:

dove c’è abbastanza abbandono per cedere,

perché qualcosa di vivo è rimasto,

in tutto quell’abbandono.

Dal meccanico o in un privé.

Nel parcheggio autostradale.

Viaggiando.

Anche in qualche cesso va bene.

Nel camerino di un negozio,

provando un abito o un paio di sandaletti.

Dentro un bosco.

Oh, nel letto, no?

Provocando, sfidando, ingiuriando.

Beffando o lodando, comunque lasciandosi andare.

Giocare, arrendendosi a quel richiamo.

E non importa se da mite o aggressiva,

da ingenua, incolpevole e casta.

Non importa nemmeno se da stronza,

facendo quei calcoli che ti fanno puttana.

Ma andare, andare…

…andare a vedere la mano che ti si passa,

vedere e fare quanto basta, se basta

davvero.

Con mani che guidano e scoprono,

con mani legate.

Vestita o spogliata di musica

o di silenzi fa uguale.

Coi fari delle auto e tu nel mezzo che ridi

di gusto.

Che scappi o rincorri.

Che urli o insulti e…e quanto ti diverti.

Che seduci o affascini o contratti.

Che attrai, ecciti, lusinghi.

E insomma che alla fine tu fai un mucchietto

di quel che indossavi e tutto diventa allora qualcosa che fa

grandezza, incanto, stupore.

Qualcosa che fa schiavo e ardore.

Perché?

Perché sembra fare così la ricerca

della vita, finché non sia la falce a dare

le terribili carte.

E poi perché non c’è altro, a parte

il primitivo ‘bum-bum’ del cuore,

con i suoi interminabili ancora

Vincenzo Malinconico

…è come se avesse detto, più o meno, “…ci vuole serenità ed equilibrio per dire la verità…”. Vero, ma come la mettiamo quando, e lo si sa per certo che “…la verità viene ‘sinceramente’ fuori con una pistola puntata alla testa…”?

…eh, non mi pare una condizione di equilibrio e serenità, quella…eppure funziona, eccome…non a caso i cosiddetti Servizi Segreti (sono segreti proprio perché fanno uso di metodi non proprio da Mulino Bianco, anche se per ficcarlo in culo a miliardi di dipendenti dei media basta il bianco di un mulino o di una lavatrice, chessò un gioco a premi, dove tutto o quasi viene truccato)…si diceva che i Servizi Segreti fanno uso della tortura. È così sbrigativa…

(p.s.: da Diego De Silva, Sono felice. Dove ho sbagliato? , ed. Einaudi, 2022, pp. 61/2)