AMAVA DIRE COSI’…

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…vorrei una morte qualsiasi

non vorrei una morte da parole famose

parole per sempre

(da prima pagina

e poi da incenso o da ricatti o da

patrimonio per tutti)

mi basta che tu piangi un poco e poi

dici: “Su, possiamo andare: lui non farà

più danni e noi…noi saremo

più soli”

 

(Sono tornato per una doverosa dedica a un amico scomparso 40anni fa. Con me sosteneva che le Femmine sono la parte migliore della Specie, quando sono migliori di noi maschietti. A lui è dedicata la foto della sua attrice preferita. Ci si rilegge, come detto a settembre. Un abbraccio a chi mi segue)

Il Bacioooooo…

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Quanti tipi di baci esistono? Un giurista tedesco della fine del secolo XVIII scriveva che sono di due tipi: legali (spirituali, di riconciliazione e di pace, consuetudinari: come saluto, come scherzo, come segno di cortesia), di rispetto, in occasioni festive, per amore: tra persone sposate, tra fidanzati in procinto di sposarsi, tra genitori e figli, parenti e amici intimi. E baci illegali: per tradimento o malanimo e per lussuria.

Tutto ciò alle pagine 41/2, de Storia del bacio, di Kristoffer Nyrop, ed. Donzelli, 1995.

Bene. E nel nostro secolo? Esiste ancora questa distinzione? Naaaaaaaaaaaaaa…esiste solo un tipo di bacio: quello che dà gioia e non importa il contesto…

(p.s. buona estate a tutti, ci si rilegge a settembre)

L’Inferno e altre sciocchezze

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…mettete insieme queste immagini con un solo verso…tipo…”…non è necessario scendere all’ Inferno per conoscere chi siamo”…oppure…”…non è necessario mandarla in guerra la Specie, perché tiri fuori il peggio e il meglio di sé”…

…non c’è bisogno di una guerra, non c’è bisogno dell’Inferno, vuoi vedere che quello che siamo, lo siamo sempre, qui e ora!…

Nietzsche vs Schopenhauer

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Dupalle, comme direbbe una mia amica (che in fb si firma Duppy Arpieti, una strafiga da sempre e non è l’unica virtù che la Natura le ha dato: sa fare ironia, cosa per pochissimi), ma mi tocca occuparmi di filosofia. La odio: la filosofia, ovvio, mica Duppy.

Comunque: conoscete il Dilemma del porcospino? Pare sia di Sciopenauer (che si scrive Arthur Schopenhauer – attenti a dove mettete le ‘h’…in filosofia non vi perdonano niente, più rigidi dei ‘grammatici’)…e, pare, che sia stato superato da Nietzsche (che si dice Nice, figa!!!)

Procediamo con ordine. Che diceva AS? Diceva che quando fa freddo anche i porcospini vogliono calore, ma…ma si pungono se si avvicinano troppo…come la Specie umana…eh…

Come si può risolvere il problema del calore umano? In qualche modo lo indica Nice (che si scrive: Nietzsche). E che diceva, questo? Bisogna cambiare prospettiva, anche ai pungiglioni? Sì. E come?

Prima si diventa Leoni (cioè si aggredisce la realtà). Poi ci si fa Cammelli (per attraversare il deserto di quella realtà)…e se ci si riesce si ritorna e/o si diventa Bambini, e allora si può ricominiciare a giocare con la Vita…cazzo!!!

Bene. Finita la chiacchierata e per riprendermi non posso che mettere la foto che c’è qui sopra…eh!!!

EFFETTO FITZGERALD-SALINGER

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dopo aver letto due autori noiosi come Scott Fitzgerald

e quello che si fa domande esistenziali tipo:

dove cazzo vanno le anatre d’inverno del Central Park,

ho bisogno di un concetto rigido o di qualcosa di volgare:

fabbrica della bellezza è abbastanza volgare

e una bottiglia di Muller Thurgau è qualcosa di preciso…

…poi tu fai squillare il telefono

…poi mi mandi quelle foto

…poi mi dico che avrei dato chissà cosa

per avere le tue gambe, le tue caviglie, i tuoi piedini,

il tuo modo di ridere da troia…quando non reggi più

nemmeno tu quel calore che ti rimanda lo specchio…

…poi sento la tua voce accompagnarmi verso il peccato

…e comincio a riconciliarmi con le parole, con il gusto,

con la letteratura

…e così m’è venuto una roba da fatto di cronaca

e avrei voluto invece dare un nome alle strade che portano

al tuo letto,

avrei voluto mettere il numero preciso dei gradini per

quelle scale,

e il vademecum per iniziare facile i baci…e come e dove vincono

ogni tuo pudore

FORSE IN UNA LINGUA DIVERSA?

Hideki Fujii

 

E se ti finisce la scorta delle bugie?

Eh, se si esaurisce quel conto lì

sono davvero nudo

(più drammatico di arrivare in fondo

al pozzo nero).

E non sono tanto le ostilità:

sono gli sguardi, le curiosità, una maldicenza

che cade distratta,

sono le domande cretine…

Come le domande cretine?

Cretine, certo: che cosa ti aspetti che ti dica

un ladro sorpreso a rubare?

Io dico che più vivo in mezzo agli altri e più

mi viene di scappare anche se non serve:

la Specie è uguale anche da un’altra parte:

forse la fatica di imparare a dire tesoro

in una lingua diversa?

forse un passaporto nuovo per le lacrime

e i sorrisi?

 

 

Dell’inutilità della Storia e della Filosofia

Hideki Fujii3

 

…e dell’importanza della Geografia e della Poesia.

Allora: la Storia (cazzo, maiuscolo, c’è persino chi la insegna a noi coglioni) è divisa in due: da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Fine. Che cazzo dobbiamo sapere? Ah, chi erano i mandanti, ad es., delle stragi di Portella, Piazza Fontana, Brescia, ecc…”..eh, avete visto troppi film gialli”, diceva Gaber. Il paradosso storico: a Norimberga qualcosa si è saputo…

La filosofia: l’hanno inventata i fighetti che vivevano sugli schiavi. Fine

La Geografia: eh, qui siamo sul Pianeta che ci ha regalato la Natura. Proprio non ce la fa la Specie (non so perché lo scrivo ancora maiuscolo) se non a farne spazzatura.

La Poesia: “…ne scrive chi ha a cuore le cose della vita quotidiana”, la definizione è di Simenon, mai abbastanza considerato

(p.s. preso da lettriceassorta, che ringrazio: “Da un certo punto in là non c’è più ritorno. È questo il punto da raggiungere”. Franz Kafka e io aggiungo: a volte, ma solo a volte, è amore…può essere qualsiasi altra cosa…)

La ‘Misura Pirandello’

(le prime 8 pagine di un romanzo a puntate e con foto in …divenire)

 

Quante persone possiamo contare in una stanza? Ed è semplice contarle? Certo che è semplice. Arianna, Marco e Lupo. Sono tre. Se ci aggiungi Sandra, fanno quattro. Dove sta il problema? Rimaniamo ai primi. Tu dici che sono tre, giusto? Eh, io tre ne vedo. Ecco, hai usato il verbo appropriato: vedere. E qui cominciano i problemi.

Prendiamo Arianna. C’è lei, ma c’è anche come la vedono Marco e Lupo. La somma non fa già più tre. E poi c’è da considerare come si vede Arianna. E c’è dell’altro.

Riassumendo, potremmo dire: 1) Arianna così com’è; 2) Arianna come si vede; 3) come la vede Marco; 4) come la vede Lupo. Già contando Arianna siamo a quattro. Se utilizziamo questo metro di misura e lo applichiamo anche a Marco e a Lupo arriviamo a dodici. Una folla in una stanza. Sì, e una follia di ragionamento. Mica tanto. Perché? Ti faccio un esempio? Fammi questo esempio, va che con il tuo modo, ma…secondo me non si sa dove si arriva. Anzi non si arriva da nessuna parte. Una roba troppo di testa. Posso? Sì, scusa, figurati, anzi sono proprio curioso

Questa è Arianna

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Così è al naturale, e qui tu stai già per fare un’esclamazione. Ma…ma? Ma fermati. Lei non si vede così, anche se sa di essere così. E come si vede? Lei si vede così. Così come? Come…come…eh, guarda qui sotto. Ecco, lei si vede in quel modo. Non è certo l’unico modo in cui si vede. Ma è parte del suo modo di vedersi. Una donna impegnata, vuoi dire? Una donna che fa, fra le altre cose, quello che sta facendo adesso: legge. Va beh, ma mica farà solo quello. Certo che non fa solo quello, ma se a lei tu dovessi chiedere come si vede, ti risponderebbe che quello è uno dei suoi modi di vedersi.

E comunque, sia chiaro che la sua nudità non è fisica. Come…sarebbe che non è fisica! La rappresento così perché la nudità è quel che siamo, ma in senso metaforico. Non potendo rappresentare la nudità caratteriale o psicologica uso un escamotage. In fondo la metafora altro non è se non la parola trasportata. Eh, ma qui a trasportarsi è ben altro. Non essere subito con la lingua di fuori. Per carità: tengo dentro lingua e altro, ma concedimi che…che siamo in una metafora. Va bene!? Ok. Metafora, tipo se scrivo: quella donna è come un angelo, sto facendo una similitudine, perché la donna e l’angelo conservano le loro caratteristiche e se invece scrivo: quella donna è un angelo, sostituisco a una similitudine una metafora perché ho dato alla donna le caratteristiche dell’angelo? Ecco, ci siamo. Anche tu hai fatto un esempio a caso, eh. Beh, guardandola non m’è venuto spontaneo un altro esempio…

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Beh, ma non sarà sempre lì a leggere. Non è tanto quello che sta facendo in quel momento. Potevo mettertela anche che guidava la macchina o che era in cucina a spadellare, oppure distesa al sole o mentre sognava. Era solo un esempio. Ma Marco invece la vede così

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Eh, che dire. Marco s’è già fatto delle fantasie, mi pare…e che fantasie, direi. E Lupo? Lupo come la vede? La vede così

bacio

La vede così, per ora…voglio dire, anche questa potrebbe essere solo una metafora…oppure si può dire che uno vede subito il sesso (e che sesso, un sesso particolare) e l’altro vede l’amore, anche se poi Lupo potrebbe volere Arianna. Certo, magari non distesa sopra un divano in guepiere bianca, ma non è detto.

E stiamo già allargandoci, e in qualche modo allontanandoci dal tema, o mi sbaglio? No, è vero. Allora prosegui tu che hai dato inizio alla questione: come misuriamo noi stessi e gli altri. In determinati campi o contesti (o setting, come amano dire quelli istruiti).

Narratore…narratore…mi sono perso.

Torniamo al tema del come siamo e/o ci percepiamo e come ci vedono gli altri. Va bene? Benissimo. Anche se una parentesi su amore e sesso mi viene spontaneo aprirla subito. A volte va così…cammini per una strada, hai una direzione e una meta, poi accade qualcosa che ti impedisce di proseguire, proseguire momentaneamente, beninteso. Uno che a me non piace proprio ci ha fatto sopra un sacco di parole e le ha chiamate Ulisse. Una palla. Scritta bene, intendiamoci. Lo sapeva fare il suo mestiere, ma è come comprare un giornale e leggerlo dalla prima all’ultima riga. Ci trovi di tutto. Tutti i giorni ci sono decine di Joyce all’edicola. Ve beh, mi fermo altrimenti apro un’altra parentesi, quella sulla letteratura e non la si finisce più. E poi ci riporterebbe qui, al nostro tema.

Dunque, la parentesi su sesso e amore? È presto chiusa dicendo, in prima istanza, che siamo monogami sentimentalmente e poligami sessualmente. Almeno in percentuale…

Allora siamo al punto che Arianna, Marco e Lupo fanno 12. E non mi fai vedere come Arianna…come lei vede Marco e Lupo, intendi? Certo.

Arianna vede Marco così

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Ma anche in altro modo. Come in altro modo? Eh, lo vede anche così

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Più fighetto. E quindi il numero aumenta. Non solo…infatti…Infatti? Infatti non lo vede…vuoi dire se non lo vede nudo? Sai, non per fare l’avvocato del diavolo, ma all’inizio tu parlavi di metafore, sì, insomma dell’impossibilità di mostrare la nudità del carattere…Certo, certo. Hai ragione. Sicuro che lo vede anche nudo. E quando lo vede nudo, come sarebbe? Sarebbe così…una specie di copertina importante, qualcosa di unico. Di unico? Un uomo-copertina, intendi? No, una copertina che ti fa pensare a qualcosa di molto intimo e profondo. Una specie di caduta chissà dove. Ma cosa stai dicendo, non riesco a seguirti. Dai fammi vedere questa ‘copertina’ d’uomo. Ah, certo, scusa. Ecco…

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No, perdona, m’è sfuggito. Un lapsus. Comunque non male questo libro. Dai lascia stare. Metti che ci siano donne che ti stanno leggendo. Eh, vorrebbero ben altro che una copertina, questa poi…Calma, calma, ti accontento subito

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Naaaaaaaaaaaaaaa…non mi piace. Mica deve piacere a te. Piace ad Arianna. Sì, ma se lo poteva vedere meglio. Del resto sei tu che stai creando. Eccoti accontentato. Non so cosa diranno le mie eventuali lettrici

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Eh, già meglio a mio avviso. Secondo me scelgono questa ‘lettura’, pardon visione. Non so…Dai, dai, adesso Lupo. Arianna come vede Lupo? In due modi. Ah, ma così non c’è più spazio in quella stanza. Dipende dalla stanza, anche. Questa è una affermazione se-di-zio-sa! Va bene, ne riparleremo. Vediamo Lupo? Vediamolo, come lo vede Arianna, ovvio

Lupo uno e due

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Ma non c’è logica. Sono troppo diversi. E secondo te c’è una qualche logica sulla scelta che si fa degli uomini o delle donne? Prima ti metti con una mora, poi con una bionda, poi con quella che è rossa. E poi sono tutte diverse, per statura intellettuale, fisica, morale. C’è quella che perde la testa e quella che ti rompe o che nemmeno sa che ci sei, eppure…eppure? Eppure c’hai avuto storie.

Posso dire una cosa? Certo. Eh, almeno Lupo uno e due pendono a sinistra, così sembra. Ok. Ok. Lascia perdere un attimo, e guarda. Secondo te queste donne hanno qualcosa in comune? Eppure io stravedo per tutte e tre

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arundhati roy

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Conosco solo le prime due. Eh, sapevo che tu…Che io? Niente, andiamo avanti. Dimmi, le prime due? La prima è la più grande poetessa che abbiamo avuto nel ‘900. Alda Merini, innamoratissima di Giorgio Manganelli. Sai, tu che fai tanto il figo, cosa scriveva lei di lui? Dimmi. Eh, fai il furbo…va beh, lei diceva: “…Manganelli era un bonaccione. Mi sbriciolava nella scollatura del vestito e rideva, ma aveva anche un sorriso tenero”…E ancora: “Io ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia sesso e emozioni, e dà colori nuovi alla vita addormentata su pastelli vecchi…”. Eh! E lui, il Manganelli, uno che senza di lei nemmeno sapremmo che sia esistito: “Se sei pazzo, come certamente sei, usa la tua pazzia; fantasmi che affollano la mente”. Ma questo era una merda. No, non era una merda. Però, un poco di puzza, forse…però lui bravo e scrupoloso…la portava da Fornari, la portava da Musatti…utili, mi pare…Alda, bastava a se stessa e poteva insegnare educazione sessuale. Sì, poteva insegnare Educazionale Sessuale & Etica. Cazzo!!! “Usa le allucinazioni per scrivere…”, diceva lui, il Manganelli, che non sapeva scrivere un rigo di suo. Infatti ha fatto il critico. Tutti quelli che non sanno scrivere, si mettono a fare i maestri, diceva Wilde…

E l’altra è la bravissima Arundhati Roy. Quella che ha scritto, e non solo quello che ora ricordo: “Mi piacerebbe scrivere uno di quei racconti sofisticati in cui, anche se non succede niente, ci sono moltissime cose di cui parlare. Un racconto del genere non può nascere in Kashmir. Quello che succede qui non è sofisticato. C’è troppo sangue per la buona letteratura…Domanda…Qual è la quantità di sangue accettabile nella buona letteratura?” (pp. 318/9 de Il Ministero della Suprema Felicità, 2017). Va bene, va bene…torniamo al punto. Della terza non sai nulla? No. Chi è? È una che canta e…E?…E a suo modo sa far sognare. Fa poesia in altro modo. Si chiama Beyoncé Giselle, nata 37 anni fa…e…E è tanta. Che vuol dire tanta? Tanta! Non sai mai dove inizia e dove finisce. Cos’è? Un’autostrada? Un Paese Universale? L’Infinito?…Una cosa così…

Ci siamo persi, vero narratore? Un po’, ma è tipico di chi scrive, qualsiasi cosa voglia dire scrivere. Anzi, in verità scrivere vuol dire una cosa sola: mettere nero su bianco quel che non sappiamo vivere. O giù di lì, perché il resto, lo si diceva prima, è cronaca.

Quindi? Quindi cosa? Siamo sempre 12 in quella stanza o siamo di più? E poi, e poi, e poi, a me sembra il vecchio tema dell’Alfieri. Sì, quando diceva: “Due anime albergano nel mio petto, ahimé l’una vuol separarsi dall’altra”. Non è così? No, è più complesso. Intanto perché non sappiamo quante sono le anime, e a giudicare da quel che succede nel corso della vita di una persona, possiamo dire che più di due sono senz’altro…E quindi anche quel che diceva Pirandello…No, no, lui poneva un altro quesito: chi rappresenta meglio se stesso? Un personaggio che interpreta o un se stesso che recita? Una cosa così: sono meglio gli attori o sono meglio le persone reali? Reali? Boh…non saprei, visto che siamo così tanti e anche uno solo…ma cosa vuoi arrivare a dire?

Dopo una pausa il narratore sta pensando all’istinto. No, è confuso. Gli vengono in mente due immagini, in rapida successione, anche se non hanno nulla in comune…

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infatti si sta chiedendo il motivo di questa associazione che non possiede nessun momento di contatto. Certo nei Sei personaggi c’è la questione del rischio dell’incesto padre-figlia: sesso dunque. E Merilyn è un’icona del sesso. Ma finisce tutto lì? No. Se pensiamo all’opera di Pirandello, pensiamo a un dramma. E se pensiamo alla Monroe non possiamo che prendere in considerazione la sua drammatica fine. Quindi? Cosa sta cercando di comunicare il narratore? Che il sesso è una tragedia? Ma va! Per carità, lo può diventare, e spesso lo diventa, dal momento che il sesso è un indicatore importante nella comunicazione della specie. Non c’è dubbio che sia così.

FEMMINA E INTRANSIGENTE

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volevi tutti i bottoni aperti

tutti i ganci slacciati

le cerniere abbassate

i piedini nudi come i seni

volevi una femmina essenziale

ma, come vedi, non disadorna

poi la volevi legata perché hai letto

da qualche parte che col cuore

non si può

ora faccio io una richiesta:

e le tue fantasie dove le vorresti ora?

e che fai: le prepari? le aspetti?

sai dove nascono?

mi vuoi regalare la tua vita tutta

in una volta o ti basta che ti accarezzo?

vuoi che le immagini del tuo desiderio

diventino il prolungamento del mio corpo

che ti appartiene e non possiedi?

dimmi, dunque… dove corrono le tue fantasie:

e solitarie sono? sai che se non hanno

una buona causa non ci sarà moto e tutto sembrerà

caro o sfinito o inutile…

…e io a chi chiederò i danni di tanta devozione?

e poi attento: se vai più in là del sesso

i capricci perdono la loro insolenza e…

e affidare la regia dei desideri al cuore è da balordi

AH, GIA’, L’AMORE (MA DOPO…)

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…dopo, ma proprio dopo, (è davvero necessaria

la virgola? boh!) il meglio

che ti dicono è:

“Ci sono cascata anch’io, ma era così bravo con le parole,

e pensare che me l’avevano detto…”

E che cazzo ti avevano detto? Che mi piace la figa? Sai

la novità: ci vive il Pianeta!

Oh, mica trasformo le cose: guardo e ci metto del mio.

Oh, faccio tutto senza tessere né bandiere

Vero, leggo Bukowski e Fante e Carver e qualche altro matto…

ma lo sapeva.

A onor del vero ho letto pure Matteo e Giovanni

(e anche gli apocrifi), così per vedere se erano meglio

dei Grimm o del danese: mah, siamo lì:

sbudellamenti e croci e sfiga e qualche accidente…

Ah, già l’amore. Ma è come governare: non basta vincere

le elezioni, minimo devi aprire la partita doppia e dichiarare

non si sa bene cosa: tu dichiara, troverai poi una stanza

dove mettere i rifiuti