LE DONNE E IL CORAGGIO

 

un libro che leggi in meno di un’ora

è un libro che ti insegue

un libro che leggi per anni è un libro

che ti precede…

i libri sono come le donne: solo quelle

che ti precedono hanno valore…

dicono anche che sono come i soldi, le donne:

sanno fare miracoli…

io li ho visti i miracoli, non sono niente,

sono solo lusso e…

…e altra cosa è la regalità:

la regalità è una donna che non ti chiede né amore, né fortuna,

né figli, ma il coraggio sì, il coraggio quello te lo chiede:

il coraggio di precederla sempre: come un libro

che ti precede nello stile…

e Lei è quel libro talmente perfetto che rimani lì,

muto: perché non si può imparare dalla perfezione…

puoi solo ammirarla: sono così le donne perfette:

non sai mai se avranno cura di te, della tua gioia

o se ti ammazzeranno di dolore…

RIFACENDO ‘LA VITA E’ RARA’ (di Michel Houellebecq)

Amare non è un sentimento naturale.

È un incarico: ha un committente, un prezzo,

una finalità.

E poi bisogna esserci tagliati.

Molti lo confondono con le emozioni.

 

A partire da un certo livello di sorrisi, gioia

e complicità si viene notati. Da qui

l’incarico, l’urlo e la poesia.

 

E da qui si risale.

Scopri la finalità (se e quando la scopri)

Scopri il prezzo (quando paghi)

Scopri chi ti ha chiamato (se riesci a conoscerlo)

 

Ora sei in cima? È sofferenza? Sì?

Ci sono buone probabilità che tu abbia sbagliato persona.

Ci sono buone probabilità che sia quella giusta.

Setaccia le lacrime. Se restano i sorrisi allora è quella giusta,

altrimenti scappa

PRENDIAMO UN CAFFE’?

Solo questo ho pensato quando

l’ho rivista…non ho pensato altro:

quanto è ancora bella.

Lei ha pensato: ecco, lui sta pensando

quanto sono ancora bella,

non è mai andato più in là

delle mie spalle e braccia tonde

delle mie gambe lunghe

delle mie gambe nude o

in reggicalze…

 

Non è facile essere Prévert tutti i giorni…

figuratevi Navoni quando, circa 20anni dopo,

se la ritrovò davanti.
Lei ha detto solo: “Prendiamo un caffè?”, e…

e mentre Lei avvicinava le labbra alla tazza, io,

io…il piccolo/grande  poeta, io Navoni in persona,

mi dicevo: “Sì…sì…io gliela regalo la mia vita per

quelle labbra, gliela dono per quei baci

che sanno dare”.

 

Non so scrivere altro, io che so che zappare

la terra ha un senso e un senso ha

pure zappare sulle parole anche se a volte è un insulto

al vocabolario

altre alla vita stessa, ma…

ma…quelle labbra, eh…quelle labbra sono lo smalto

sul peccato,

la sinecura per ogni capriccio

VOLEVI LA PIU’ BELLA…

 

 

volevi che scrivessi la più bella poesia

d’amore…

volevi che scrivessi…insomma, come mettere su

il sugo per la pasta…

ah, cazzo, volevi solo quello: il sugo, la poesia, l’amore…

non sono mica dio…che non sa tirare su un muro

senza un muratore…

non ti bastava quello che hanno spremuto Neruda, Prévert e Pedro

Salinas?…

No?!!!…

grazie a te ho aperto il vocabolario del cuore,

quello mio…degli altri me ne frego…

oh, non c’è scritto niente…

batte…

ti ho detto poi, citando Pedro, ti ho detto:

ti voglio, stronza!…

è te che voglio nel letto…

li hai giusti gli occhi per una cosa così?…

e poi pagina su pagina ho sfinito le parole…

e poi parola dopo parola ti ho regalato il mio

cuore…

volevi che scrivessi il meglio e intanto ci siamo persi

tante di quelle cose…

albe, tramonti, disastri, scopate…

e adesso, come un animale ferito mi addormento

sui tuoi abiti…

svacco nei tuoi sogni…

crepo, parola su parola di nostalgia…e non so più

quel che dico, magari è proprio questo

quello che tu chiami amore…

LA SPECIE

 

Lui disse: “Elegante, utile, sexy”

Lei gli rispose: “Mi basta che sia intelligente, sincero, cortese”

(p.s. Lui confondeva elegante con frivola, che ha pure un valore estetico, ma solo in un contesto erotico, e cioè quando significa: la volevi così la morte, vero? E Lei con cortese intendeva: “…almeno libertino e gentiluomo, eh!…”)

SENZA MAIUSCOLE

 

era la più bella del quartiere

quando si iscrisse all’università divenne la

più bella dell’ateneo

non esisteva, no, non esisteva luogo che al suo apparire

non diventasse come una pagina di marquez, ma…

ma non sapeva, ancora non sapeva che

sarebbe diventata la più bella del pianeta

ma non sapeva, ancora non sapeva che tutto questo

lo avrebbe dovuto – e per l’eternità – a una macchina da foto,

a un principio estetico e alla generosità della natura

(quando le capita di essere generosa)…

ah, anche a un decesso

lei fu la natura declinata in bellezza

il principio era nel cuore e nello stile dell’uomo che

scrisse: l’ansia della bellezza non aveva pace, nemmeno

dentro il suo letto

sua anche la macchina per fissare quel modo di essere natura

suo il decesso e suo l’incanto che trovarono alle pareti,

quando se ne andò, con rispetto e senza mai averle detto

una parola…

lì trovarono le immagini della natura che più femmina

non si poteva e…e quelle pareti divennero l’ultimo ricordo

del secolo

lei l’ultima esperienza che portò la bellezza anche fra noi

infelici, ma pettinati, vestiti e parlanti alla moda

quella bellezza non salvò il mondo, ma…

…ma se qualcuno dovesse ritornare sul pianeta non dovrà

ripartire da sangue, croci e bestemmie

AH, QUESTA NON E’ MIA (e nemmeno il commento)

 

DA LEGGERE IL MATTINO E LA SERA

Quello che amo

mi ha detto

che ha bisogno di me.

Per questo

ho cura di me stessa

guardo dove cammino e

temo che ogni goccia di pioggia

mi possa uccidere

(p.s. Bertolt Brecht, Poesie, 1933/38. Ah, questo è un poeta.

(Sembra che Balzac anticipasse i tempi scrivendo alle pp. 464/5 de Le illusioni perdute: “…Il vostro Lucien è un uomo di poesia, non è un poeta, sogna e non pensa, si agita e non crea. Insomma, permettete che ve lo dica, è una donnicciola che vuol ben figurare, il vizio principale dei francesi. E così sacrificherà il suo migliore amico al piacere di far sfoggio d’intelligenza. (…) La società, madame, è, per singolare bizzarria, piena di indulgenza verso i giovani come lui: li ama, si lascia sedurre dalla loro dolcezza, dal loro aspetto esteriore, non esige nulla da queste creature, scusa tutti i loro difetti, accorda loro i benefici delle nature complete non vedendone che i pregi, insomma, ne fa dei ragazzi viziati, mentre è severa verso le nature forti e complete. Così facendo, la società, in apparenza violentemente ingiusta, è forse sublime. Si diverte con i buffoni, non chiede loro che il piacere e li dimentica prontamente, mentre, per piegare le ginocchia davanti alla grandezza, le chiede splendori divini. Ad ogni cosa la sua legge: il vero diamante deve essere senza macchia, la creazione fugace della moda ha il diritto d’esser leggera, bizzarra, priva di consistenza”

 

L’ULTIMA GARA

Quello ti vuole perché cucini bene.

Giusto, abbiamo anche la pancia.

Quell’altro ti chiede di pulire bene la casa:

cazzo, sai i problemi che fa la polvere?

Un altro ti cerca perché hai quella voce:

che dire? Il suono fa miracoli.

Poi c’è quello che ti vuole perché

come cammini tu, nemmeno sotto la pioggia…

Uno ti vuole, anzi ti desidera…

Eh, se ti desidera, mica ti puoi tirare indietro.

L’altro ieri uno ha scoperto il tuo sorriso,

domando e dico: non ha mai alzato lo sguardo dai libri?

Poi c’è quello che ti chiama tutti i giorni e sa dire

solo: dai, dammela, dammela, dammela:

è uno che sa cos’è la preghiera.

Questo qui dice: ti ho conosciuta che diventavi rossa

con la minigonna e ora vai per strada e si vede, sai…

…si vede che sotto la gonna porti il reggicalze.

La lista, tesoro, sarebbe lunga: lunga… dai miei tasti

alla tua sprezzatura…

Io ti voglio da quando hai detto:

sono qui. Sono qui e basta: signora,

bambina e frusta, e quindi desideri, pudore,

urgenze.

Sembrava fossi paga, ma…volevi che non ci fosse partita:

ho sempre sostenuto che di Marquez e Keats ne hai fatto

il verso, con le tue labbra sopra la mia vita:

la bellezza , hai detto, ne sa sempre di più della verità