Maddalena: una!

(Le Preferenze Letterarie 3)

Nel 1835 si parla di una Maddalena che è donna, e poi è uomo e poi si scopre, quando la scoprono, che è una meraviglia femminile. Magari Piero Dorfless non partirebbe da qui a spendere qualche parola per questa signorina che con i pantaloni e la spada è imbattibile, ma se alza la gonna fa strage.

Non solo questa Maddalena insegna cos’è la bellezza, e si ritrova più carina della famosissima Maria, quella che stava sotto la croce, ma si permette anche qualche incursione sull’amore. Perché lei “…è una donna così buona, così bella, così passionale…alla quale non puoi rimproverare alcuna piccola cosa: lei è un vaso d’elezione, una perla per l’amore, uno specchio senza macchia per la bellezza, ed è latte, rosa, essenza adatta a profumare l’intera tua vita”.

In pillole: Uno. “Si dipinge l’Amore con una benda sugli occhi, ma è il Destino che si dovrebbe dipingere così”. Due.  “…l’amore spalanca gli occhi sulla realtà”…Oh, un secolo e mezzo prima di Roland Bathes. Tre.“L’amore…l’amore: ma un dolce inganno non è forse meglio di una verità dolorosa?” Quattro. “Le donne hanno scarsissima simpatia per i contemplativi, e stimano singolarmente coloro che mettono le idee in azione…obbligate dall’educazione a tacere e ad attendere, preferiscono di gran lunga coloro che vanno da esse e le parlano e le tolgono da una situazione falsa e noiosa…è così che si sbuccia o fiorisce la bellezza femminile”. Cinque. “Quale donna rifiuterebbe, donna di stile, il suo cuore a un uomo che ha rischiato la vita per lei? – Nessuna – E la riconoscenza è una scorciatoia che conduce ben presto all’amore”. Sei. “Ma attenzione: l’Amore è come la Fortuna: non vuole essere inseguito”

Si potrebbe continuare fino all’inizio del Capitan Fracassa, che è l’altra opera importante di Theophile Gautier, dove sostiene ancora, a proposito dell’amore che se quella vipera t’ha morso/non è che trovi in farmacia il soccorso/un letto e una lotta con la fanciulla/a baci e carezze/licenze ovunque doverose/calore e il vostro riposo…ma non sono versi suoi…

Non racconto né l’inizio né la fine di questa Maddalena, ma tutta la sua storia e la storia di questo romanzo epistolare sta in una sola affermazione: “…per avere la disapprovazione delle donne avare, pettegole, invidiose le bastava il suo certificato di bellezza”…

…altro che green-pass…

Pastorale americana o L’animale morente?

(Le Preferenze Letterarie 2)

Il capolavoro di Philip Roth è ritenuto, e a ragione, Pastorale americana. Anno di grazia 1997, e l’anno successivo si aggiudica il Premio Pulitzer.

La storia è conosciuta da tutti quelli che lo hanno letto e quindi non sto a riassumerla, e se non l’avete letto, benissimo: avete l’occasione di leggere un capolavoro. Si pensava addirittura che per questo romanzo e per la sua attività di scrittore, docente, conferenziere e intellettuale a 1000 carati gli venisse anche riconosciuto il Nobel per la letteratura. No! Perché? Perché Philip Roth è un discolo, troppa anarchia nei suoi testi, un linguaggio che arrossisce le gote persino ai maschietti e poi…troppo intransigente, tracce di maleducazione estetica: sarebbe lo stile. Via, non faceva bon ton…

Detto questo, devo aggiungere che L’animale morente rimane comunque il mio preferito. Vero! È la storia di due malattie: l’amore e il cancro. La prima malattia coglie i due protagonisti: lui un professore di una certa età David Kepesh (anni 62) e lei la sua alunna Consuela Castillo (anni 24). Il cancro solo lei.

Si adorano, lei lo vuole per sé, lui gli fa quasi una mezza promessa, ma si capisce che è proprio mezza, e le mezze misure non misurano nulla: infatti quando lei vuole presentarlo ufficialmente come l’uomo che ama, lui fa…fa…non fa quel che avrebbe dovuto: non si presenta.

Va tutto a rotoli. Lei soffre, lui pure, ma…non ce la fa a correrle incontro. E tutto questo è narrato, dall’inizio alla fine come se, ecco come se uno ti dicesse: siediti lì che ti racconto una cosa…

“Ora, come sai, io sono molto sensibile alla bellezza femminile. Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, e io ho la bellezza (c.m.). La vedo e mi accceca, impedendomi di scorgere ogni altra cosa. Queste ragazze, vengono al mio corso, e io capisco quasi subito qual è quella che fa per me. C’è un racconto di Mark Twain dove lui scappa, inseguito da un toro, e quando si rifugia sopra un albero il toro alza gli occhi e pensa ‘Voi siete la mia preda, signore’. Be’, quando le vedo in aula quel ‘signore’ si trasforma in ‘signorina’…e poi per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, credimi, non sei mai al di sopra del sesso”…

“Consuela Castillo. La vidi e rimasi straordinariamente colpito dal suo comportamento: quella ragazza sapeva quanto valeva il suo corpo. Sapeva che cos’era…”.

Lo sapeva eccome, e lo sapeva anche David, che impazzisce per lei, e non sa più che fare, tenerla, lasciarla, lasciare una femmina così, una femmina che: “…centinaia di volte mi diceva ‘Ti adoro’, ma che mai, anche senza sincerità, riusciva a persuadersi a sussurrare: ‘Ti voglio, ti desidero, non posso fare a meno del tuo cazzo”

Eh!!!

Elogio del caos…(postilla al post di prima)

Io non ho una biografia definitiva…

…quel che Alberto Manuel afferma pensando al suo amore per i libri io lo trasferisco al mio amore per le donne. Le ho davvero amate tutte. Non sempre le ho trattate bene, anche questo è vero, ma non sono poi stato mai crudele.

Il concetto di donna definitiva appartiene solo alla religione o alla incompetenza. Come fai a dire che quella che passa e ti sorride ora non potrebbe offrirti un mondo tanto bello, quanto esclusivo? Dai, dimmelo!

E poi anche la stanchezza fa sentire la sua parte. Pensate all’Uomo degli Uomini: dio. Dopo una settimana ne aveva già pieni i cogloni: sarebbero i coglioni degli dei.

Ma torniamo alle donne. So per certo che la mia vera storia è fra quelle lì. Lì, fra loro si nasconde la mia natura che vorrei conoscere, prima e più delle donne, poi loro mi distraggono e allora…allora niente. Hanno qualcosa di luminoso che mi abbaglia…no, non mi rende cieco, ma perdo la strada che avevo, e lo giuro, avevo iniziato, con grande scrupolo.

Avrei bisogno, come Manuel Alberto, di più tempo e qualche aiutino, magari, ma non riesco mai a concludere. Voglio dire: inizi con una donna, giusto? Eh, perché non finire con quella? Al massimo con quella che viene dopo. Naaaa…non sono mai stato bravo, né con i sentimenti, né con l’aritmetica.

Insomma quando sono con una donna, quando le ho detto ti voglio, sei bella, sei unica, ti amo (eh, a volte ho persino esagerato sul mio onore) mi sento trasferito in una dimensione che chiamerei verbale, verbosa, verbinale, che nemmeno so se esiste. Uso verbi senza sosta, faccio spreco di aggettivi e soldi, a volte nemmeno miei.

Delle donne mi piace tutto, soprattutto se sono belle. Non sto a fare l’elenco: nelle mie poesie (va beh, poesia è una parola grossa), comunque in quella roba lì ho già detto dei loro piedini, delle loro caviglie, delle loro gambette…su, su, su…fino ai capelli. Ah, quella cornice temeraria e seducente deve essere, per me, qualcosa come una sofora, avete presente quegli alberi enormi che possono far ombra, tanto sono ricchi di foglie, persino all’infinito? Quelli per me sono capelli. E quindi finisce che il mio parlare non è più solo l’elogio della donna, ma quello del caos.

(p.s.: non c’entra niente, ma è una notiziona, vista l’autorevolezza della fonte: il papa ha detto: “…diffidate dei venditori di illusioni”. Cazzo, detto da lui…fa sbiellare…oh, attenzione ad entrare in chiesa…eh…)

Viene prima l’Amore o la Psiche? Ah, saperlo!

(Primo intervento su una lista che chiamerei ‘Le Preferenze Letterarie’)

Che cosa fa Venere quando scopre che Psiche è più bella di lei? La vuole prima umiliare e poi uccidere, soprattutto dopo che ha scoperto che suo figlio Eros-Cupido-Amore non si è limitato a giacere con Psiche, se n’è invaghito perdutamente.

Una nuora più bella di me, esclama furiosa la troia! La troia sarebbe la ‘mammina’ di Eros. Non sia mai…e se ne inventa di cattiverie…

Che cosa fanno le sorelle di Psiche quando scoprono che la più piccola è desiderata da tutti e sta, dentro un incantesimo, con un uomo-fantasma, ricco e bellissimo? La imbrogliano, e anche loro vogliono rovinarla, e lei si vendica: le uccide. Benissimo.

Cosa fa Apuleio quando viene a sapere di tutto? Scrive un inno alla bellezza che sa vendicarsi e che fra mille pericoli trionfa su traffici, imbrogli, attentati, e quindi scrive: Amore e Psiche, che potremmo tradurre: Quanto talento ci vuole per stringersi in un mondo di lussuria.

E dalla loro unione, dall’unione di Cupido e Psiche nasce una creatura, guarda te, a cui viene dato il nome di Voluttà!

Una favola certo, una storiella, ma lo ammette Apuleio stesso in una ancora più fantasiosa intervista di Laura Pariani. Dice il filosofo algerino:

“Se utilizzo la forma della favola, posso spiegare a tutti che l’essenza dell’anima è una forza che si esercita attraverso il cuore, nei gesti di coraggio e d’amore, o tramite la mente, nella saggezza della parola…hai detto tu stessa che sono un mago…Scherzo…ma quaggiù negli Inferi come credi che passiamo il tempo noi che abbiamo vissuto in continui viaggi mentali, se non raccontandoci storie?”

Come accade oggi, come sostiene Alberto Manguel (sarebbe l’ex Direttore della biblioteca argentina e grande amico di Borges) nel suo Vivere con i liberi – ops, che lapsus, dovevo scrivere libri –, che sarebbe un po’ come vivere dentro le favole: “…siamo alla nostalgica ricerca della nostra metà perduta”. Idea non sua, ma sempre attuale…

(p. s.: pensate se Salvini sapesse che Apuleio è un migrante, va beh, scherzavo…ma se Apuleio avesse conosciuto Salvini, avrebbero avuto un altro epilogo Le Metamorfosi…)

Ancora sulle donne? Dai!

…vero, anche se quando lavoravo scrivevo d’altro. Poco d’altro e sempre di donne. Non sto a ridire il motivo. Lavoro. Cibo. Donne. Un poco in giro, ma poco: sì le cose intorno sono diverse, le persone sono uguali, o quasi, ovunque. Quindi ho scritto del lavoro che facevo e delle donne. Il resto, il cibo e la geografia, è tutta roba che ho trovato pronta.

…ho impiegato più di 3000 poesie per capire che non mi importava di nient’altro. Voglio dire che vanno bene le chiacchiere e le amicizie e mi sono spinto fino a vedere come sono i tulipani in Olanda. Un centinaio di mostre, il Vaticano (volevo rendermi conto di che si parla quando si parla di eccessi). Ah, sono entrato e subito uscito dal Louvre.

…”E’ antica consuetudine dei poeti, dice quello che ha scritto la Lettera sull’entusiasmo, all’inizio dell’opera loro, di rivolgersi a qualche Musa”…Beh, ho fatto così anch’io: qualche! E le guardavo non “…con un criterio superiore alla moda o al gusto dei più..”, ma condizionato dai bisogni  elementari: averle, raccontarle, temere di perderle. Tutto qua. Di questo ho scritto, quando scrivevo di loro. Magari farò ancora così, se capiterà: continuerò a copiare dalla loro bellezza sperando che il mio vocabolario regga.

…il mio è stato, per le donne, un entusiasmo di prima mano: certo che li ho letti i poeti, quelli bravi e quelli bravissimi, ma la vena poetica degli altri è contagiosa solo al 50%, poi se non hai un tuo vocabolario, diventi ridicolo, perché vivi di un entusiasmo di seconda mano. Copiare la bellezza delle donne è doveroso, ma lo devi fare con parole che vengono dal tuo sangue o dalla tua allegria. Quindi ho scritto di mio una decina di silloge dedicate a loro, e alcune le ho pure pubblicate.

…e che ne è uscito? Boh! In sintesi? La sintesi sta in quei testi. Senza prefazioni né avvertenze, né conclusioni. Vale per quelle raccolte di poesie ciò che ho scritto nel 2008 a chiusura di un breve saggio su Raccontarsi di fronte alla disabilità (un saggio che in realtà, come dico nella prefazione, possiede più i caratteri della narrazione che la struttura di uno studio raffinato). Dicevo allora così:

Due, tre parole, mica di più. Una volta un grande attore di teatro, un certo Eduardo De Filippo disse in un’intervista: “Se non sono riuscito a dire tutto quel che ho in animo quando sono di fronte a voi come attore, quando recito, allora non valgo nulla. Se non sono riuscito a passarvi qualcosa in quel momento lì, allora ho sbagliato mestiere. E quel che potrei dire adesso non aggiungerebbe, né correggerebbe incomprensioni, né sarebbe d’aiuto. A me o a voi”.

È un po’ così anche per i libri. So che si usa dedicare un capitolo o un paragrafo riassuntivo, ma è davvero tempo sprecato. L’autore può organizzare, scrivendo un saggio o un romanzo o un manuale o una raccolta di poesie, il proprio pensiero. E ha a disposizione tempo e modi. E se non c’è riuscito con i paragrafi, i capitoli, le forme della scrittura durante la stesura del libro, che aggiunge a fare una ulteriore coda a quel che non è stato capace di dire?

…ecco, vale anche quando si fa, o si crede di fare, poesia: o c’è dentro tutto in quei versi, o le spiegazioni non servono a nulla. Oh, sono riuscito a non dire: cazzo!!!…almeno per qualche minuto, per me, un Asperger, abituato alle ritualità, altro che poesia, non è mica poco…

O UOMINI O MENDICANTI DI GRATITUDINE

Scrivere di perdenti o di eroi

non è gran cosa, poi.

E’ come buttar giù l’Iliade o

l’Odissea.

Che ci vuole? Da una parte i belli

dall’altra i brutti

e in mezzo tutti gli appetiti del pianeta.

Ma scrivere di quel che accade…

eh, scrivere di banche

o riportare feroci chiacchierate a fin di bene

in prima serata,

con tutte quelle luci e quelle signore così poco

educate

meno certamente delle loro gambe, forse più lunghe

dei loro conti,

eh, riuscire a battere tre versi

su quella roba lì

bisogna essere cretini e un po’ poeti

bisogna esser ladri di calore

mendicanti di gratitudine.

(…)

Lui invece non c’era mai stato lì dentro,

in tv, intendo, no, mai…fischiettava passando

vicino all’ingresso…

eppure gli bastò passare per i corridoi

entrare in un ufficio dove consegnare la busta

per capire che il mondo delle battute,

il mondo degli affari,

quello della politica,

quello delle divise e della delinquenza

prendevano lo stesso ascensore,

portavano la stessa taglia e persino le scarpe

erano lucide uguali.

E compiva appena 22anni

quando si lanciò nel vuoto: non mi va, diceva, di sporcarmi

battendomi con quelli

11 settembre…1973

Guarda te. Sta per scadere l’11 settembre…1973…nessuno ha detto nulla. In fondo sparirono solo 130.000 persone…e poi erano ‘terroni cileni’…sì, una faida fra terroni cileni…e gli Usa? Che parte ebbero in quel massacro? Ma quando mai!!! Nessuno, ovvio…stiammericanibravagente…sì, sono talebani-demo-americani, godono di gran rispetto sul Pianeta…giustamente, loro sono secondi solo a quelli del Mossad…