IL SENSO NASCOSTO DELLE VERITA’

Questa mattina ho visto passare il cielo:

toh, era azzurro e respirava come fanno i mammiferi.

Questa mattina ho visto passare

strade polverose e scarpe sporche,

sporche come mani che lavorano e sanno di lacrime.

Poi ho visto correre canzoni piatte e malinconiche…

Ho visto correre promesse calde e tremende:

questa mattina il cielo era tanto azzurro

da farmi credere che si fosse pulito

persino il mio vocabolario.

Questa mattina era meglio…

già, meglio di cosa?

Era meglio: ero davvero capace di magie

come capire il mio cuore,

capire il tuo…

Capire, come in una vecchia canzone,

che non c’è niente da capire:

andiamo perché dobbiamo.

Stamattina il cielo è poi sceso piano

su di me,

sul mio cuore,

sulle mie bugie,

sulle tue mani,

sulle nostre lunghissime canzoni.

Che cazzo di cielo c’era stamattina?

Sai dirmelo tu,

eh, amore mio,

amore così luminoso da impedirmi di alzare

gli occhi,

la voce,

il volume di una lirica

che fu scritta da qualcuno di davvero potente.

Uno che diceva:

voltati, non c’è altro dietro la tua vita,

nient’altro che i tuoi sogni: serviranno

come moneta di scambio?

Via, sarebbe come trovare dell’allegria il perimetro,

e quale unità di misura usare per capire quanto spazio

occupa la libertà: figuriamoci se dovessimo porci poi

il peso specifico dell’allegria, direbbe ancora

un certo Gianni Rodari, quella roba che

lui chiamava felicità e che immaginava occupare

lo spazio di tutta una vita…

(da inserire nel prossimo: Il tempo ritrovato. Verità, gelosie, approssimazioni)

ANAFORA PREVENTIVA

Tutte le volte che prendi il treno,

e arriva prima il tuo sorriso.

Tutte le volte che scendi dal treno,

e corro per un bacio al rossetto,

per una mano sul culo flambé.

Tutte le volte che ci dicono: “Permesso,

permesso…” e se ne vanno ridendo:

dei nostri baci, del tuo culo flambé, della mia

mano maleducata. Se stesse a me ti toccherei

subito anche le tette, ma non sta bene su questo Pianeta

così Etico…

Tutte le volte che ti leggerò Sylvia Plath

o la Vargas che dice: “Posate i remi, gettate l’ancora,

eh, cazzo!” E io aggiungo: abbiamo tre sole possibilità,

(come tutti, eh!): nomadi, coglioni, o

innamorati.

Tutte le volte che ti leggerò la volta che Bukowski

disse: “Cosa penso del libro di quella lì? La copertina

mi piace e se adesso apre anche le gambe le dico

del resto”.

Tutte le volte che mi dirai che sugo voglio,

andrai in cucina e mi guarderai, così: “Adesso no, eh!”

(ma poi ridi)

perché sai già che non ti do retta

(e poi ti piace).

Tutte le volte che manderemo affanculo i Tg, i giornali,

i Maestri di Vita: gli Ebrei, gli Arabi, i Cristiani, gli Intellettuali

i Filosofi, i Poeti…anche i Poeti? Anche i Poeti: nessuno

ci ha mai insegnato come cogliere l’odore

delle nostre voglie:

lo abbiamo imparato facendo,

come qualsiasi altra cosa.

Anzi mica l’abbiamo imparato, adesso che lo scrivo so che

c’è venuto immediato. Hai presente che bacio, quella volta?

(Magari tu ce l’avevi lì da un po’ in quello scialle,

io nelle maniche arrotolate)

Tutte le volte che ti addormenterai su qualche pagina

Tutte le volte che sulla mia pelle

Tutte le volte che sulla tua

Tutte le volte che ne avremo bisogno

La volta che non dovrai più guardare l’ora o il giorno

La volta che dirai: “E’ fatta”…

…la volta che avremo tutto il tempo di aprire l’armadio

come su una grande distesa di piaceri,

come una gioia che dà vita all’anima, carica il sorriso

come sulle righe arrapate di Prèvert,

come sulla tua voglia di sesso e galanteria:

si chiama amore. La galanteria è l’educazione dell’uomo innamorato.

Non è un caso che sia sinonimo di grazia…

…ricevuta

(da inserire nel prossimo: Il tempo ritrovato. Verità, gelosie, approssimazioni)

UNA ROBA DA VIZIO, CREDO

L’avrei voluta scrivere ieri sera,

ma ero un po’ sbronzo, per mettere giù

anche due parole dritte.

Ti chiedo scusa questa mattina,

ore 6 e 16 del mio Hamilton Classic.

Bastava che leggessi bene nei tuoi occhi

che facevo fatica a capire e…

e la sera avrebbe preso per un’altra strada,

bastava non pescare quella frase lì…

sai a volte, i peccati, sono solo una questione di parole

(sai da te che  lo stile male si accorda con quei

desideri immediati e sconci), se poi ci metti

il vino, quel bastardo aveva preso la sua parte e

mi stava aiutando a cadere…

avrei voluto una di quelle frasi un poco vanitose,

da età sessuale mai doma, ma senza pretese e…

…e il gioco era fatto.

(E poi che serata c’era ieri?

Chissà, non ricordo, ma appena usciti, quel

tepore da abbracci.

Invece ho detto… chissà perché m’è venuto fuori che ho

detto, già…che ho detto? Ah sì: dai c’è un bel clima da strada,

una roba da vizio…

forse ho pensato di poter esagerare).

Mah.

E sì che quando ancora a casa tu parlavi, sì tu

ricordo, dicevi guardando quell’abito che ti fa

così donna: “E’ come indossare una

smagliatura”,

e hai fatto poesia.

Alta poesia. Quella che ci trovi solo

nei libri scritti da chi sa trattare le parole

come fossero soldi suoi.

Io ero perso via.

Te le avrei volute dire ieri sera queste cose.

E mi aspettavo pure carezze e baci…

e va che ti bacio io, ora, e per tutti quelli

che non ti ho dato,

per tutti quelli, che con uno sguardo, avrebbero voluto

essere le mie labbra,

le mie mani, la mia follia

(da inserire in Il tempo ritrovato. Verità, gelosie, approssimazioni)

TROPPE, DAI!

Me l’hanno chiesto più volte: quando

avrai finito le parole che ti

resterà da offrire alle donne?

Il Cialis!

E qui potrei chiudere, ma siccome l’Accademia vuole di più,

continuo…

Si diceva?

Niente, tranne qualche malizia, non possiedo altro.

Le parole mi servirebbero da interprete:

non so quelle degli altri, io ho un vocabolario ristretto:

se capiterò all’ultima pagina: comincerò a rubare.

In verità già m’è capitato…

Il guaio non è la fine delle parole, anche se sono

queste a reggere tutto: verità, bugie, lusinghe, villanie.

Garbo o inutili vezzi…insomma un po’ tutto: dagli spropositi

sulla bellezza alle sottigliezze sull’autentica femminilità…

Il vero guaio è la fine delle donne…quante ne ho avute?

Quante ne ho ancora? Mai quante Simenon: lui 10mila,

io mi sono fermato a trentasei…poche, ma le conservo

ancora tutte nel mio cuore

(stavo per dire nel mio letto, possibilissimo,

anche secondo Marquez).

Troppe, ha esclamato una. Come sarebbe: troppe? Sai che

mi sarei perso se non le avessi avute tutte e 36!!!

Posso anche non mangiare, per qualche giorno, ma…

E poi sono tutte diverse e tutte uguali: ti mettono di fronte

alla bellezza, ed è lì che si vede quante pagine

ha il tuo vocabolario: insomma di cosa sei fatto, perché in fondo,

il vero patrimonio quello è…

…ed è  un insieme di debiti e crediti:

soprattutto i primi

debiti ai versi di quelli che mi hanno preceduto…

debiti verso le femmine che si sono concesse…

non mi rimane che barare, la miglior dote

di un falso poeta, la stessa di uno vero:

qualche credito per un vestito scivolato via all’improvviso,

una calza allacciata male, un bacio sulla schiena,

un morso al collo e tutto che ha goduto di

una tua cortesia letteraria…

…e la fedeltà?  Senti tesoro, la seduzione è stimolata

dalle scadenze: se le offri troppo tempo, si perde

nell’adulazione…no, no…

…non chiedermi dell’amore proprio adesso

che la sto aspettando, eh!

Ho preso pure il Cialis…

LO SCANDALO SEI TU

…lo sai, eh, è certo che lo sai…

…non lo sono le mie parole, le foto

che mi mandi, e quelle che ti sembran troppo, gli uomini che… insistono

la loro: “Con questa…” e non sanno nemmeno che significa,

eppure vanno…come mendicanti: tenuti per mano: di qua, le loro sconfitte

nell’altra la loro generosa

e perduta imperizia, da primi della classe…

…lo scandalo sei tu…lo scandalo di essere

Femmina…

…e se è vero come dice Manuel “…che la poesia

non ha scadenza…”

(e io con lui concordo), tu non sei certo, una volta

che ti sei messa lì, con quel sorriso e le gambe

spalancate sull’universo…

…sì, con quelle gambe aperte come quelle cose

comprate al supermercato o nelle butic alimentari

di Milano (fa uguale, e lo sai), dove sta scritto: una volta

aperto consumare entro le 24 ore…

…naaa, tu sei una bastonata alle regole Ue,

tu sei la distruzione del Tempo e

la negazione del Padreterno…

…con te, è noto ormai, c’è anche l’Ottavo Giorno,

c’è il Giorno 9 e 10…

…(ci metto pure la lode, il bacio accademico e la dignità

di Pubblicazione, persino su Di più…fin che ce n’è, via,

ci fanno un baffo l’ Accademia della Crusca, la Dignità, e la Caduta

sul tavolo da cucina) e alla fine c’è

la numerazione perpetua…altro che consumare prima…

…mi piacerebbe conoscerlo quello che ti consuma…