PREVERT

Ti terrò sempre sul cuore,

lo giuro.

Ti terrò sul cuore con l’occhio attento

a quella mano (la mia?) sul tuo bel culo,

e giuro anche questo.

 

Ti terrò vicina come i desideri.

Ah, non c’è bisogno che li chiami, conoscono

la strada: vengono da soli.

Io ho bisogno di te

Tu hai bisogno di me

I desideri hanno bisogno di noi.

 

Guarda caso lì c’è un letto

E c’è una donna con le braccia aperte

Non te l’aspettavi: guarda proprio te quella pelle.

Guarda caso passava di lì un uomo,

perché no, si disse fra quelle braccia

quel rumore (quello del mondo) tace.

 

Allora cosa è successo?

Oh, niente, c’era lo sguardo di una donna che

preparava un letto

C’era lo sguardo di un uomo che ci vedeva dentro

la tua pelle

C’erano quelle mani che sapevano guardare anche meglio.

 

Riepilogando.

Hai detto che hanno bisogno di noi i desideri.

L’ho detto.

A schiere come avvoltoi o solitari come

aquile ci scrutano, ci prendono, ci lasciano.

Perché?

Perché noi sappiamo che fare:

con lacrime o sorrisi, sappiamo che i desideri

non hanno mai pace, è il loro modo per tenerci vivi

 

Io sono quello sguardo

Tu sei quella pelle

Come tutti gli uomini e le donne del mondo,

o quasi

E IO CHE NON SAPEVO…

 

Cosa c’era dietro l’angolo o una porta,

dentro una promessa o alla fine del letto,

che fa una caduta, una svista, un sogno:

e io che non sapevo come ci si rialza

e se ne vale la pena, a volte

 

E io… e io… e io…

quante volte l’ho ripetuto

io che penso di sapere quasi tutto…

 

Non so neppure, ora che il tempo

non mi è proprio amico,

che cosa guarda e vede e cerca

una donna:

figurati quella che è la Lei

con la maiuscola…

 

Non so come ci si muove,

abilità sociale dice chi ha studiato forte,

ma va là, anche te sai che

gli uomini sono fatti male

e male fanno quando

non sono attenti…

 

E io che insisto a ripetermi

che forse, forse so almeno cosa dire,

davanti a queste lettere di una macchina per scrivere,

vado a caso, a desideri,

vado a tatto e sguardi, piccole cortesie

 

La mia saggezza, ah la mia

grandezza ‘fantasiosa’ che vive

di immagini veloci e passi brevi…

 

E poi salti fuori tu

e sbang!, chi sa più cos’è

equilibrio, ardore, sospiro, amicizia

visto che tutto è una concessione del cuore

e non potrebbe essere diversamente,

diversamente c’è il niente…

 

Almeno questo, forse, a settant’anni più uno, e un pezzo, so:

che se cammino e mangio e abbraccio

quel corpo (castità e incendio) che Natura ti ha donato

so cosa sto facendo,

so che posso ridire ancora e ancora

e tu…e tu… e tu… amore mio, che porti a spasso

la tua bellezza come fosse un equivoco…

 

UNA VELOCISSIMA

 

Giuro: ho parole per tutto

Per le tue tette

Per le tue caviglie

Per la tua pelle e i tuoi

desideri.

Per la tua tenerezza, la tua intemperanza

Per la tua travolgente passione

Per i tuoi abiti

E il tuo trucco

Ci sono parole per il tuo aroma

E per quel bouquet di sogni quando ti addormenti

Non devi fare altro che portare qui il tuo culo

E aprirmi il cuore o la patta

(a tua discrezione)

Come fossero enciclopedie:

una vale l’altra:

puoi seguire l’ordine, puoi andare a caso,

qualcosa ci trovi sempre

 

AVERTI

Averti, averti…e non importa come

Non importa dentro quale letto

Non importa nemmeno il modo

Io, nessuno, centomila

Ma…ma sentire quella vita

Sentire quell’aroma. Sentire, cazzo.

Avere quelle labbra…avere labbra lì

Fra quelle cosce

Sentire che la tua pelle esiste

 

Una foto, il telefono che squilla e respira

Io, nessuno, centomila fra quelle lenzuola

Vanno bene anche 100mila euro

Vado per le spicce?, Dici?…

Eh, no…quando si parla di donne

Eh, no…quando c’è di mezzo una femmina

Non c’è tempo né luogo…c’è un costo forse

Ma non c’è prezzo

Si approva se si è un minimo presenti

Si approva la vita e poi ci si mette buoni

Non sono poi così frequenti dell’amore i doni

 

Volevo chiudere con la rima

Poiché in te tutto tace, sembra calma e poi

Scopri che è un urlo

Poi scopri che, grazie a te,

(l’inciso è perdonato)

…poi scopri che anche la mia pelle vibra.

E non c’è fine…

VECCHIAIA, COSI’ SEMBRA

 

non cede la vecchiaia, no, non cede

si inchina al tempo, certo,

si volta, guarda, scruta

chiude, così crede, in un rigore di indisciplina la giovinezza

che se ne fugge

però non si arrende: scanzonata

ancora ammira ed è grata

all’immoralità della bellezza

sempre

 

HO VOGLIA DI TE

Ne ho voglia, sai.

Ma non di quella che conosco. Che so.

Di quella che tutti sanno

Non voglio quella brava

Non voglio quella organizzata

Mica voglio un’agenda

Non voglio quella che sa parlare e ci prende

Ho voglia di te, e nemmeno sai quanto

Ne ho talmente voglia che ho acceso l’auto

Non voglio quella dei film-teatro-amici…

Quella dell’impegno…oh, impegnata già lo sei

Non voglio la femminista

Né la modella

Non voglio quella che sa dire le cose e non smette

Che se la tengano quelli perbene

Quella scrupolosa, solare, sconfinata non la voglio

Di quella che sa dire: “Adesso… dai cazzo… così!”

Di questa, certo

Ho voglia di quella che sa cos’è il fondo

Quella che sbanda un poco

Quella che si rialza…

E ricomincia…

Sconveniente e oscenamente bella

SESSO E NOBILTA’

 

Lei lo amava.

Anche lui amava lei.

Non si toccavano mai.

Andavano alle mostre d’arte.

Leggevano e commentavano di filosofia e

Letteratura.

Prendevano pasti regolari.

Erano educati e civili.

Poi un giorno lui scoprì che lei aveva le Fossette di Venere.

E lei scoprì che lui era sensibile alle carezze.

E si accorsero che tutto quel che avevano letto, visto,

discusso era già lì, a portata di mano,

di labbra, di sussurri alle orecchie, e l’odore?

Mio dio che slavina quell’odore.

Ah, l’aristocrazia del corpo!

LUIGI TENCO

Tu hai il mare

Hai il sole

Hai il vento e mille impegni

Tu hai tutto ciò che si vuole

O che sarebbe meglio

Non avere

Mi rendo conto che

Non ci faccio figura

Mi rendo conto

Io che ho solo te

come bene e come male

come virtù e peccato

come chiesa o biblioteca e come bordello

METTILO TU IL TITOLO

Sono io, con i miei capelli matti

O forse sei tu, con quel manto a visone

 

Sono io, con queste guance affamate

O forse sei tu, con quelle tette rotonde

 

Sono io, che non ho pazienza ma tanta ansia

O forse sei tu, che vai su e giù per le scale

e mi lasci ad aspettare

 

Sono io, con questa voglia vecchia

Vecchia di storia estetica

O forse sei tu, che della bellezza hai

Una giovane paura, a volte ardente

 

E sono ancora io, che non ho solo il cuore caldo

O sono forse le tue cosce brucianti

 

Non so cosa è, ma se tu ti metti

A gambe larghe, guardo

Se spalanchi le labbra, vedo

Se le tue braccia mi invitano, sento

Se sei davvero persa, parlo e do colpi

Se non ti fa schifo sentire quanto sei femmina,

sbando

MUSICA LEGGERA

 

E’ volata la serata

Con quella voce aspra e profonda

Con le tue dita, appena appena

E le tue lacrime chiare

E piene

 

A volte non so dirti niente

Come quanto posi una mano

O sorridi

E sento, mi sembra, o forse è proprio così:

“il cuore ha imparato a correre”, mi dico

 

La vita fa tutto da sola

Non ci chiede permesso

Anche quando ci porta angeli così:

fa niente quando.

So che esistono, finalmente

 

So che esistono quando mi dici

i tuoi dubbi

Quando sprofondi nelle incertezze e te ne esci

senza fuggire. Concreta. Dio che invidia!

Quando ti metti i jeans che ti scoppiano

Addosso, e sei così con quella ‘pienezza

michelangiolesca’

O una gonna che sembra, addosso a te,

avere una sua vita.

 

So che ti amo

E non è poco, giuro

So che mi ami

E questo è tutto, rigiuro